Laura Antonelli nell’isola con Johnny Dorelli in “Mi faccio la barca”
Diretto da Sergio Corbucci, fu girato nel 1980 in Costa Smeralda: il ricordo di Nori, vedova del regista
PORTO ROTONDO. Alla Costa Smeralda ha sempre preferito la Costa Azzurra. Una scelta di cuore, la sua, dettata dal grande amore per Jean-Paul Belmondo. Una storia che, tra alti e bassi, rotture e ravvicinamenti, ha riempito le pagine dei rotocalchi per nove lunghi anni. Dal 1972 al 1981. Laura Antonelli, dunque, a Porto Cervo non era di casa, né faceva parte di quel nutrito gruppo di star del cinema che tra gli anni ’60 e ’70 trasformò Porto Rotondo in una Cinecittà balneare. Nell'isola comunque sono rimaste tracce del suo passaggio. Anche se solo tracce di celluloide.
Sono due i film che la Antonelli ha girato in Sardegna. Due commedie record di incassi in cui faceva capitolare - come in tutte le pellicole da lei interpretate - il partner di turno. Il primo film girato nell'isola fu "Mi faccio la barca" di Sergio Corbucci. Una commedia del 1980 in cui divideva la scena con Johnny Dorelli, nei panni del suo ex marito: tra mille peripezie i due riuscivano ad attraversare il Tirreno e a raggiungere Porto Cervo, dove lui si imbatteva nella sua amante, che aveva il volto di Daniela Poggi. «Sul set Dorelli fu molto attratto da Laura – racconta Nori Corbucci, vedova del grande regista di "Django" e di decine di commedie all’italiana –. Tra loro non successe mai nulla, lui era ancora sposato con Catherine Spaak, ma era impossibile non rimanere affascinati da lei. Sono stata molto amica di Laura, mio marito l'aveva voluta in tre film e quindi posso dire che la conoscevo bene. Era una donna deliziosa, semplice, per nulla diva, ma aveva la fissa della seduzione. Lei voleva piacere a tutti i costi. Una volta eravamo a una cena a Montecarlo e lei si presentò con un vestito esageratamente scollacciato. Ricordo che la rimproverai: sei talmente bella che non hai bisogno di vestirti così».
Ai tempi di "Mi faccio la barca" l'intera troupe alloggiava allo Sporting di Porto Rotondo, dove i Corbucci erano di casa, visto che facevano parte di quel gruppo di attori e registi - da Tognazzi a Gassman, dalla Cardinale a Virna Lisi, da Ferreri ad Antonioni, dalla Vitti a Villaggio - che si era lasciato conquistare dal borgo dei Donà dalle Rose. «Era l'epoca dei sequestri in Sardegna – ricorda Nori Corbucci – e si era diffusa la notizia che qualcuno della troupe fosse finito nel mirino dei banditi. Tra gli altri erano con noi Delfina Rattazzi, figlia di Susanna Agnelli, come assistente alla regia, e Christian De Sica. Quella notte dormimmo tutti insieme nella hall, con la polizia che vigilava intorno all'albergo». Negli anni ’80 Nori Corbucci, che ad agosto presenterà a Porto Rotondo il suo libro "Ciak, motore azione. A lato, dietro e dentro il cinema", ha continuato a frequentare la Antonelli, anche perché il marito la volle nel cast di "Rimini Rimini" e "Roba da ricchi", ma poi, dopo i drammi del carcere e del lifting che le deturpò il viso, scelse di isolarsi a Ladispoli. «Non ci siamo mai più viste. Le scrissi una lettera che però è rimasta senza risposta». Dopo "Mi faccio la barca" l'icona sexy del cinema italiano ritornò in Sardegna nel 1982 per girare il finale di "Viuuulentemente mia", il film di Carlo Vanzina con un Diego Abatantuono prima maniera, che interpretava un poliziotto spedito per punizione in Barbagia, dove veniva raggiunto dalla Antonelli, che dopo avergli creato guai per 90 minuti di film, alla fine cadeva ai suoi piedi.
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