Squilli di rivolta tra i medici: così ci bloccano ogni prospettiva
SASSARI. Così in basso non si era mai arrivati. Per la prima volta dal 1993 la Regione non ha finanziato le borse di studio regionali a disposizione dei medici in procinto di entrare in una scuola di...
SASSARI. Così in basso non si era mai arrivati. Per la prima volta dal 1993 la Regione non ha finanziato le borse di studio regionali a disposizione dei medici in procinto di entrare in una scuola di specializzazione. Un danno gravissimo per il futuro della sanità in Sardegna e per i giovani medici che, dopo tanti anni di impegno nello studio, rischiano di rimanere incastrati in un limbo lavorativo che impedirà di mettere in pratica il sapere acquisito nel tempo.
Per questa ragione ieri, nella sede dell’ordine provinciale dei medici a Sassari, si è tenuta una riunione nella quale i giovani dottori in medicina hanno manifestato il senso di frustrazione (oggi scadono i termini per le domande di accesso alle borse di studio) per una non-decisione a livello politico che peserà sul loro futuro. Gli stanziamenti per finanziare le borse di studio infatti non compaiono in alcun capitolo del bilancio regionale e ormai, a quanto pare, i giochi sono fatti. I medici, dunque, potranno soltanto accedere alle borse ministeriali senza poter usufruire di quello “sfogo” che la Regione aveva sempre previsto. «Bisogna innanzitutto sgombrare il campo dagli equivoci - ha detto il vicepresidente dell’ordine Francesco Scanu -. La specializzazione non è un prolungamento accessorio della laurea ma il suo naturale completamento. Diciamo pure che il mancato finanziamento delle borse di studio che consentono, alla fine del percorso di studi, il conseguimento del titolo, va considerato come una vera e propria stortura che rende inutili gli sforzi degli studenti e delle loro famiglie. Perché, c’è da chiedersi, far laureare dai 250 ai 300 giovani all’anno quando poco più della metà può accedere alla specializzazione?».
Infatti senza una specializzazione la laurea in medicina consente lo svolgimento di pochissime attività: è possibile fare guardie mediche o turistiche oppure sostituzioni di medici di base. Per dedicarsi alla medicina di base come professione stabile, invece, è previsto un accesso diverso attraverso apposite selezioni regionali. Per svolgere l’attività di medico nelle strutture pubbliche è necessario avere una specializzazione in una delle tante branche previste dalle diverse facoltà.
«In quest’ultimo periodo - ha aggiunto uno degli specializzandi, Giovanni Ruggiu - si era parlato di un finanziamento regionale ma anche di fondi europei che si sarebbero potuti utilizzare ma poi non se n’è fatto nulla. Non resta altro che ascoltare con stupore le parole dell’assessore regionale Paci che pone il dubbio sulla preparazione dei giovani che partecipano al concorso nazionale. Un’offesa per tutti noi». Ma non è stato risparmiato neppure l’assessore alla Sanità Luigi Arru che, secondo i giovani medici, non è stato in grado di tutelare il dirotto allo studio di tanti laureati in attesa di poter perferzionare il proprio percorso.
In tanti hanno sottolineato il fatto che la Regione ha stanziato 55 milioni di euro per la realizzazione dell’ospedale Mater di Olbia mentre non è stata capace di reperire i 3 milioni necessari per le borse regionali. Il risultato è, trattandosi di un concorso nazionale, che i sardi, in minoranza, spesso non sono presenti in alcuna scuola isolana mentre specializzandi del continente accettano il posto a Sassari o a Cagliari e dopo breve tempo chiedono il trasferimento in una scuola più vicina al loro territorio di origine. «Così - hanno constatato con amarezza i ragazzi -, molti reparti, dove la maggior parte del lavoro viene svolto dagli specializzandi, si svuotano con un grave danno per i pazienti degli ospedali sardi».
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