Sulle tracce della materia oscura
Ecco il detective hi-tech: opererà per il progetto Aria delle miniere sulcitane
L’AQUILA. Indagare la parte meno conosciuta dell’universo. Questa la missione di DarkSide-50, il nuovo detective hi-tech appena inaugurato nei Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto di fisica nucleare (Infn). L’iniziativa s’inquadra nel programma Aria per la caccia alla materia oscura. Progetto che nei prossimi due anni vedrà in primo piano le miniere dell’Iglesiente oggi gestite dalla Carbosulcis, società interamente a partecipazione regionale.
Ma di che cosa si parla con esattezza? L’idea è quella di distillare i componenti dell’atmosfera grazie a un’immensa “torre” calata nei pozzi sardi. Il traguardo finale consisterà appunto nell’individuare la parte di materia mai scoperta che gli scienziati immaginano però sia preponderante rispetto a quella visibile.
«L’importanza di questo passo è testimoniata da chi a questo evento partecipa – ha commentato Fernando Ferroni, presidente dell’Infn – Una grande collaborazione dell’Infn con le due grandi agenzie americane, i contorni di valenza industriale nel nostro Paese e soprattutto la convinzione di costruire il miglior rivelatore possibile nel suo campo per la ricerca della materia oscura».
«Questa partenza corona uno sforzo pluriennale: ringraziamo Infn, Nsf, e Doe per il loro supporto», ha affermato invece Cristian Galbiati, della Princeton University. Per poi sottolineare subito dopo: «I test fatti prima della partenza hanno già dimostrato che la tecnologia di DarkSide-50 si presta in maniera unica a realizzare un programma di completa esplorazione della materia oscura».
«Questo formidabile detective hi-tech farà fare un grande salto di qualità in questa tematica di frontiera», ha poi spiegato un altro degli specialisti mobilitati per il progetto, Gioacchino Ranucci, dell’Infn. «Col suo nocciolo di Argon ultrapuro contornato da un sofisticato sistema di “veti” contro possibili sorgenti di disturbo, l’apparato è in grado di condurre la sua indagine in una situazione ideale, indispensabile per identificare con assoluta chiarezza le elusive e sfuggenti particelle di materia oscura», ha concluso Ranucci. «Potremo così cercarla in una scala di masse molto alte – ha ripreso Galbiati –: a energie inaccessibili persino agli esperimenti in corso al Cern».
«La ricerca e lo sviluppo che abbiamo condotto avranno poi un forte impatto sugli studi di tecniche diagnostiche mediche avanzate: lo testimonia il progetto Aria, che nasce da un’iniziativa congiunta tra Infn e Regione Sardegna», ha concluso Galbiati. (pgp)
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