La Nuova Sardegna

Sogni e paure dei giovani negli occhi di Moisè Curia

di Fabio Canessa
Sogni e paure dei giovani negli occhi di Moisè Curia

L’attore protagonista del nuovo film di Peter Marcias “La nostra quarantena” Dal grande successo di “Braccialetti rossi” al lavoro con il regista oristanese

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La prima proiezione pubblica del nuovo film di Peter Marcias, “La nostra quarantena”, chiuderà sabato la Mostra internazionale del Nuovo Cinema che da cinquant’anni fa di Pesaro uno delle capitali del cinema in Italia. Il film, prodotto da Capetown Film con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission, sarà distribuito in autunno da Cinecittà Luce. Protagonista, insieme a Francesca Neri, è il giovane Moisè Curia: 24 anni, nato a Rossano, in Calabria, l’attore è noto soprattutto come uno dei protagonisti della serie Rai di grande successo “Braccialetti rossi”. Nel film di Marcias è Salvatore, un ragazzo che frequenta l’università a Roma e si ritrova in Sardegna per una ricerca sulla nave mercantile Kenza bloccata nel porto di Cagliari. «Lavorare con Peter - racconta - è stata una bellissima esperienza, avevo apprezzato molto il suo precedente film “Dimmi che destino avrò”. Mi ha dato la possibilità di portare avanti la mia idea del personaggio guidandomi nella direzione migliore».

Cosa le ha chiesto in particolare il regista?

«Abbiamo cercato di portare il personaggio a vivere le emozioni che vivono anche i marinai marocchini tenuti in “quarantena” sulla nave Kenza nel porto di Cagliari, in cui si avverte la paura del domani, la voglia di tornare a casa, la sospensione tra ciò che abbiamo oggi e l'ignoto del domani».

Che ragazzo è Salvatore, il personaggio che interpreta ?

«Un giovane studente come tanti, introverso, che ha molti sogni nel cassetto e cerca di trovare il suo posto. Credo che rappresenti bene la situazione in cui vivono i giovani oggi».

Le assomiglia in qualcosa ?

«Siamo molto simili. Lui si interroga sul lavoro, su cosa ne sarà del suo futuro, ed è una cosa che faccio anche io, guardare avanti, chiedermi quali siano le cose giuste e quali quelle sbagliate. Abbiamo entrambi dei sogni e lottiamo per realizzarli».

Il suo di sogno è sempre stato quello di fare l’attore?

«Sì. Mi ha sempre appassionato vivere altre vite, raccontare attraverso un personaggio qualcosa che mi appartiene. Ricordo che da piccolo mi travestivo da Eric Draven, il personaggio che interpreta Brandon Lee ne “Il Corvo”, e recitavo in casa le scene del film».

Che percorso di formazione ha seguito?

«Mi sono diplomato in un'accademia di teatro che si chiama "Eutheca" e poi successivamente ho frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Ho lavorato molto a teatro, poi è arrivato il cinema e la televisione».

E anche la notorietà, con “Braccialetti rossi”.

«Per me è stata una grande esperienza. Mi ha dato la possibilità di poter dare una speranza a dei ragazzi che lottano ogni giorno contro la malattia, oltre ad avermi dato un'occasione per farmi conoscere come attore. Infatti dopo questa fiction ho avuto l'opportunità di lavorare con i fratelli Taviani in “Maraviglioso Boccaccio”, due grandi maestri del cinema che sono legati alla vostra terra per “Padre padrone”, un capolavoro ».

A proposito di Sardegna. Della parte di riprese nell’isolaci che ricordi ha?

«Mi sono innamorato di Cagliari sin da subito. Ho incontrato molte persone che mi hanno regalato tante emozioni e tante storie che porto con me come bagaglio di esperienza. Ricordo con molto affetto le scene al Poetto con Nino Nonnis, una grande autore comico, e Le Lucide, Tiziana Troia e Michela Sale Musio, che interpretano due suore un po’ bizzarre».

E com’è stato lavorare al fianco di Francesca Neri?

«Ho sempre desiderato di poter affiancare un'attrice del calibro di Francesca Neri. Si impara molto anche soltanto guardandola. Inoltre è una persona splendida, mi ha sostenuto molto durante le riprese, spero di poter lavorare ancora con lei in futuro».

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