L’autore di “Faccia di Trudda” orgoglioso: «Spero di cantarla alla festa della squadra»
Lui il suo scudetto lo ha già vinto. E più di lui la sua canzone “Faccia di Trudda”, diventata nell’ultimo mese e mezzo - un po’ per caso e un po’ per gioco - una sorta di inno scaramantico della...
Lui il suo scudetto lo ha già vinto. E più di lui la sua canzone “Faccia di Trudda”, diventata nell’ultimo mese e mezzo - un po’ per caso e
un po’ per gioco - una sorta di inno scaramantico della Dinamo. Una specie di colonna sonora “cionfraiola” delle imprese
dei biancoblu.
Se glielo avessero raccontato trent’anni fa, quando il motivetto irriverente è stato scritto, Giuseppe Manca (nella foto) si sarebbe certamente fatto una risata. Eppure bastano i primi versi della sua tarantella: «Acciaradi a lu balconi, faccia di trudda» (Affacciati al balcone, faccia di mestolo) per mandare in visibilio cinquemila persone al Pala Serradimigni e dare la carica ai giocatori sul parquet.
Settant’anni, quattro figli e otto nipoti, l’autore di “Faccia di Trudda”, orgogliosamente membro del gremio dei Viandanti, si gode il momento di popolarità, ma ammette che all’inizio aveva pensato a uno scherzo. «Quando ho sentito in tv i tifosi che la cantavano - racconta divertito - non ci volevo credere». E invece è tutto vero e ora, tra gli sfottò della moglie e degli amici, lui sogna di farci qualche soldo con i diritti d’autore. Anche se il desiderio più grande a questo punto è quello di tutta la città. «Spero che stasera vada come deve andare - ammette - e se ci sarà una festa vorrei essere sul palco a cantare “Faccia di Trudda”». (l.f.)
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