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«Fantastico, incredibile, siamo stati grandissimi»

dall’inviato
«Fantastico, incredibile, siamo stati grandissimi»

I giocatori biancoblù in coro: «È stato meritato, ora lasciateci fare festa» Dyson: «Piango di gioi e di incredulità». Chessa: «Non esiste sogno più bello»

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REGGIO EMILIA. Manuel Vanuzzo e Jack Devecchi si spartiscono la retina appena tagliata. Kenny Kadji resta in disparte e piange calde lacrime pensando alla madre, scomparsa di recente. Jerome Dyson ha gli occhi gonfi di pianto per la commozione. Shane Lawal fa sì con la testa e abbraccia uno per uno i compagni di squadra. I giganti biancoblù si godono la festa a centrocampo e nel silenzio surreale del PalaBigi si sentono solo le loro urla.

«Abbiamo dato tutte le risposte che ci erano state chieste», dice Jeff Brooks mentre stringe la findanzata Benedetta. «Vincere lo scudetto è qualcosa di fantastico, incredibile. Siamo riusciti a fare qualcosa di grande, grandissimo. Ci abbiamo creduto sino in fondo – sottolinea l’ex giocatore di Jes, Cantù e Caserta –e ce lo siamo meritato, giocando contro una grande squadra. Non ci sono davvero parole. Dobbiamo soltanto festeggiare».

Anche Jerome Dyson fatica a trovare le parole. «Piango di gioia e di incredulità – dice la guardia americana, che con un fantastico ultimo quarto ha scavato il break decisivo per i biancoblù –. Abbiamo iniziato molto male, ma sapevamo benissimo che la partita sarebbe stata lunga e siamo tornati in partita con grande pazienza. Poi il gioco si è fatto duro e non ci siamo tirati indietro. Questa è una squadra di grandissimi combattenti, di gente che non molla mai».

«Che grande gioia, abbiamo fatto qualcosa di incredibile», dice telegraficamente Rakim Sanders, votato come miglior giocatore della finalissima, che poi negli spogliatoi va a godersi in tranquillità un meritato sigaro. «Me l’aspettavo? Beh, io dicevo da temp che non dovevamo avere paura di nessuno. Abbiamo vinto una finale durissima e l’abbiamo meritato sino in fondo».

«Non sono affatto stanco di alzare in aria coppe – dice il capitano Manuel Vanuzzo, che sventola una bandiera dei Quattro mori –. È stata una bellissima sfida, molto equilibrata sino all'ultimo. Avevamo una grande voglia di vincere, ci abbiamo messo tutto. Dopo quella brutta partenza non abbiamo tirato i remi in barca, abbiamo riaperto la partita e abbiamo avuto quel piccolo guizzo negli ultimi minuti che ci ha permesso di costurire un margine decisivo. È un’emozione enorme. Non faccio classifiche sui trofei. Ma vincere lo scudetto non è cosa di tutti i giorni. A quarant’anni è una soddisfazione ancora più grande».

Massimo Chessa, il sassarese, corre qua e là con una piccola telecamera per immortalare un momento leggendario. «Meraviglioso – dice il play – io sono sassarese, sono cresciuto nella Dinamo e non potevo sognare un trionfo più bello. Tre coppe in un anno, una cosa da non credere».

«Che spettacolo, ragazzi!", esclama Jack Devecchi, un altro dei veterani della Dinamo. «Abbiamo fatto una cosa mostruosa, vincere lo scudetto e gli altri trofei capita una volta nella vita. Siamo stati bravi a coglierla ed è bellissimo festeggiare con questi tifosi che sono arrivati sin qua. Non oso pensare cosa starà succedendo a Sassari. Siamo stati grandi, grandissimi».

«Come fai a descrivere una cosa del genere?». Brian Sacchetti “lucida” il berrettino celebrativo e tira un profondo tiro di sigaro. «In questo momento non riesco a realizzare – dice Sacchetti junior –. Facciamo festa e basta!».

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