Il porcetto riparte dall’Expo
L’obiettivo è fare riprendere le esportazioni di carni e insaccati
MILANO. In autunno gli anni di embargo sarebbero stati 4: dall’11 novembre del 2011 il porcetto non aveva più attraversato il mare, confinato in Sardegna, punito dalla peste suina. Pochi giorni fa, il 26 luglio, il porcetto ha superato i paletti ed è approdato all’Expo di Milano. Un viaggio fortemente voluto da Coldiretti reso possibile dalla deroga al blocco imposto dal ministero della Sanità. La vetrina milanese è stata un successo. Il maialetto arrosto ha conquistato i palati e si è preso anche una bella rivincita nei confronti di altre “pietanze” che da subito avevano ricevuto il via libera per l’esposizione universale: lo stesso giorno in cui i vassoi di porcetto hanno fatto furore negli stand e sono stati ripuliti in un attimo, prelibatezze esotiche come vino di serpente e cioccolatini aromatizzati agli insetti sono state sequestrate.
Per l’assessore alla Sanità Luigi Arru, protagonista di un lungo e vivace braccio di ferro con il ministero a proposito della presenza del porcetto a Milano, il successo ottenuto all’Expo è un primo passo verso importanti obiettivi. «Il maialetto sardo termizzato all’Expo è un successo di squadra: la Regione, i veterinari delle Asl e gli allevatori virtuosi facendo sistema tra loro hanno permesso la realizzazione di questo primo importante passo per il definitivo via libera alla circolazione del porcetto nostrano, dopo anni di divieti che hanno danneggiato l’economia e l’immagine dell’isola». Ora la strada è tracciata: l’obiettivo è fare in modo che le aziende sarde possano percorrerla, iniziando a commercializzare il prodotto inItalia e all’estero. Aggiunge l’assessore Arru: «Siamo riusciti a portare il porcetto a Milano dimostrando come si possano rispettare standard sanitari e di qualità con il pretrattamento delle carni ad alte temperature, che garantiscono la sicureza mantenendo intatto il gusto». Sulla stessa lunghezza d’onda la Coldiretti: l’obiettivo di allevatori e trasformatori isolani che operano rispettando le leggi sanitarie è quello di vedersi garantita la ripresa delle esportazioni, anche per quanto riguarda gli insaccati. «Le aziende sarde che allevano i suini in modo regolare potranno riprendere respiro, con la possibilità di esportare un prodotto molto ricercato e che può consentire di creare nuovi posti di lavoro nell’isola».
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