Asl, anche la sanità aspetta la nuova mappa
Sembra tramontare l’ipotesi di una Azienda unica, prende quota la possibilità che siano tre o quattro
CAGLIARI. La mappa degli Enti locali post Province è considerata da tutti la mappa di tutte le riforme. Solo i collegi elettorali previsti dall’Italicum, saranno tre, dovrebbero essere esenti da questo vincolo istituzionale. Il resto sarà invece plasmato proprio sulla nuova bozza concordata fra la Giunta i partiti della maggioranza di centrosinistra. A cominciare dalle Aziende sanitarie locali. È un’altra delle riforme annunciate dalla coalizione per la fine del mese, ma a questo punto potrebbe slittare a dopo l’estate. Perché se non ci sono prima gli Enti locali, sarà davvero difficile fare tutto il resto. Per rendere ancora più chiaro il concetto, basta una domanda scolastica: perché in Sardegna le Asl sono otto? Perché otto erano le Province fra storiche e regionali. Fatta la premessa, è evidente che anche il riordino della sanità su cui da tempo lavora l’assessore Luigi Arru, rischia di essere stravolta dall’accordo raggiunto in corsa dalla coalizione al governo,
Una sola Asl. Fino a qualche tempo fa sembrava essere questa la formula vincente. E anche quella voluta da più parti, opposizione compresa, per ridurre in fretta il disavanzo della sanità: oltre 300 milioni, con oltre la metà del bilancio regionale, oltre tre miliardi, ingoiato dal sistema. Però l’ipotesi dell’Asl unica ha perso consenso nelle ultime settimane, nonostante sia stata rafforzata da una rete di otto distretti provinciali (molto ipotetica) che avrebbero come riferimento altrettanti poli ospedalieri. A spaventare la politica sarebbe il rischio di dare in gestione a un solo supermanager, avrebbe nei fatti più poteri dell’assessore alla Sanità, l’intero sistema delle Asl. Se qualcuno dovesse riuscire a esorcizzare questo pericolo, potrebbe farlo con una organizzazione interna molto rigida, allora l’ipotesi di un’unica Azienda potrebbe riprendere quota, ma solo in quel caso.
Due Asl. La Sardegna sanitaria sarebbe divisa con un taglio netto: un’azienda per il Nord (Sassari, Olbia, compreso il «Mater» del Qatar e Nuoro) e l’altra al Sud: con Cagliari capofila, poi Ogliastra, Oristano, Campidano e Sulcis. Su questa ipotesi potrebbe concentrarsi il nuovo progetto dell’assessorato alla Sanità. Il risparmio nella spesa – dicono i sostenitori – sarebbe comunque garantito con l’azzeramento di ben sei direzioni generali su le attuali otto. Risparmio che poi potrebbe essere di sicuro più consistente con l’avvio della centrale unica per gli appalti prevista dalla leggina approvata a novembre dal Consiglio regionale. A detta dei bookmakers locali è questo lo schema che in questo momento potrebbe essere preferito della Giunta.
Tre o quattro Asl. È il modello che alcuni considerano già quello di riserva, mentre secondo altri sarebbe fra i più graditi dalla coalizione che comunque finora dell’argomento Asl ha solo accennato nei vari vertici di fine giugno. Con tre Asl, la Sardegna sarebbe divisa in Nord, Centro e Sud. Al centro sarebbe Oristano ad amministrare il Medio Campidano e anche una parte del Sulcis. Cagliari avrebbe invece la gestione dell’Oglistra, che pare sempre più desiderosa di allontanarsi da Nuoro. Con quattro Aziende sanitarie, il discorso è presto fatto: sarebbero sovrapponibili alle ex Province storiche. Proprio questo discorso facile facile e visto come dovrebbe essere l’annunciata riforma degli Enti locali, alla fine la Giunta potrebbe scegliere questa strada. Si vedrà.
Le autonome. Resterebbero comunque indipendenti l’Azienda ospedaliera Brotzu, che ora amministra anche il Microcitemico e l’Oncologico, le due miste di Cagliari e Sassari, e l’Azienda regionale per le emergenze-urgenze, l’ex 118.
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