La Nuova Sardegna

Aziende zootecniche dimezzate in 28 anni

di Paolo Merlini
Aziende zootecniche dimezzate in 28 anni

L’analisi dell’Aras: dal 1982 al 2010 sono calate di oltre il 43 per cento Ma i giovani ritornano negli ovili. Il rapporto tra under 35 e over 55 è del 26%

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NUORO. Se ne parla ormai da due anni, e ogni volta l’entrata in produzione viene data per imminente, ma l'auto ad aria compressa Made in Sardinia è ancora virtuale. Presentata a Cagliari nel luglio 2012 e ancora nel settembre 2013 dagli imprenditori sardi che hanno costituito la società AirMobility srl, l'AirPod è stata riproposta all'attenzione dei media nel giugno scorso durante Sinnova, il salone dell'innovazione tecnologica. Ma se nelle precedenti presentazioni era stato possibile toccare con mano un prototipo funzionante dell'auto, questa volta i soci di AirMobility e l'inventore, il francese Guy Négre, si sono presentati con un modellino in scala ridotta. Questo fatto ha alimentato nuovi dubbi sull'effettiva messa in produzione, quanto meno per l'anno in corso come era stato annunciato, della vettura che dovrebbe rivoluzionare il trasporto urbano. La produzione dovrebbe avere luogo in un capannone nella zona industriale tra Ottana e Bolotana. A luglio AirMobility ha ottenuto l'autorizzazione comunale alla realizzazione dello stabilimento ma i lavori non sono ancora cominciati. Abbiamo chiesto a Pier Paolo Pisano, responsabile della comunicazione di AirMobility, i motivi del ritardo e le speranze di realizzazione del progetto, in considerazione del fatto che dell'auto ad aria compressa progettata da Nègre in Italia si parla da lontano 2001. In seguito il progetto ha girato, sempre a vuoto, in Lombardia, Svizzera, Andorra, Messico.

Un nuovo ritardo su una tabella di marcia annunciata e modificata a più riprese. Qual è il motivo stavolta?

«La nostra società è nata nel novembre 2012 e conseguentemente l'avvio della produzione entro un anno era più un auspicio che una possibilità concreta. Volevamo entrare in produzione nell'estate 2014, ma siamo venuti a conoscenza della normativa europea 168 del 2013 sui veicoli a tre o quattro ruote e abbiamo preferito ritardare di qualche mese, uscendo direttamente con il modello omologato. La nuova normativa prevede dimensioni leggermente diverse dal primo prototipo, insieme al divieto di trasportare passeggeri che guardano al contrario del senso di marcia, come avveniva nel prototipo. Poiché la carrozzeria è un puzzle di 6 pezzi incollati, è stato necessario ripensare interamente il disegno del modello, rendendolo esteticamente più accattivante. Questo ha comportato uno slittamento dei tempi di industrializzazione che però sono stati contenuti. Andremo in produzione a fine anno».

La storia del progetto dell'auto ad aria compressa di Negré è costellata di insuccessi, almeno sul fronte dell'entrata in produzione. E anche di qualche disputa giudiziaria in Lussemburgo, nazione che l'Agenzia delle entrate colloca nella sua "black list", dove la Mdi di Nègre ha sede legale. Perché stavolta dovrebbe andare a buon fine? La vostra fiducia nei suoi confronti rimane intatta nonostante i tanti precedenti?

«La storia passata della mancata entrata in produzione non ci riguarda. Noi siamo sicuri di poterlo fare nei tempi indicati perché stiamo seguendo quasi giornalmente le fasi di preparazione degli stampi che ci consentiranno di produrre la carrozzeria dell'AirPod. La nostra fiducia nei confronti di Nègre è immutata, anzi se possibile è cresciuta nel tempo stando a contatto continuo con loro e con la loro struttura».

Per produrre l'auto avete acquistato a un'asta fallimentare un capannone nell'area industriale di Bolotana e Ottana, dove è possibile ottenere cospicui finanziamenti pubblici relativi al bando regionale sulle aree di crisi. Il vostro progetto è tra i primi in graduatoria. A quanto ammonta il finanziamento richiesto da voi o da eventuali partner? E quanti capitali interamente vostri avete investito sinora nel progetto?

«A tutt'oggi abbiamo investito circa 600mila euro e ci accingiamo a investirne un altro milione e mezzo entro la fine dell'anno. Sono tutti capitali privati o reperiti sul mercato finanziario. Attualmente abbiamo lanciato un aumento di capitale per renderci autosufficienti finanziariamente, ne approfitto per dire che chi fosse interessato a investire sul nostro progetto è invitato a contattarci. Non abbiamo ancora ricevuto alcun aiuto pubblico e non abbiamo partner con i quali concorrere e/o partecipare a bandi pubblici. Come lei saprà il bando Bic per le aree di crisi non ha copertura finanziaria e quindi anche se siamo posizionati utilmente in graduatoria non ci saranno finanziamenti. Invece siamo posizionati al sesto posto delle aziende prioritarie del bando Pia con una richiesta di finanziamento pari a circa 475.000 euro e senza concorso di partner».

In realtà l'esito del bando Pia pubblicato il 24 giugno scorso a proposito di AirMobility parla di un contributo massimo concedibile di 725mila euro. Quanto al bando Bic, alla Nuova risulta che abbia copertura finanziaria: bando nel quale Airmobility si è classificata ai primi posti tra le manifestazioni di interesse, ottenendo inoltre con la sua associata Chip Elettronica la possibilità di accedere a ulteriori 200mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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