L’isola dal finestrino Un viaggio epico con le ferrovie sarde
Il fotoreporter Gianmario Marras l’ha affrontato È nato un reportage, fuori dagli schemi, per il Touring Club
di Paolo Curreli
Con la sua macchina fotografica e quella fiammella nel profondo del cuore che, per chi è nato in Sardegna, non si spegne mai, Gianmario Marras, fotoreporter milanese, ha affrontato un viaggio epico che pochi possono dire di aver fatto, specie di questi tempi di turismo low cost mordi e fuggi: «Ho scelto di viaggiare in treno per ridare valore alla lentezza e scoprire la Sardegna dimenticata, fuori dalle rotte del turismo».
. Un viaggio nella memoria. L’idea di Gianmario Marras, nato a Bonorva ma da piccolissimo a Milano con la sua famiglia, vuol dire anche «attraversare la memoria di quest’isola, riannodare i fili di qualcosa che si è volatilizzato negli ultimi vent’anni, ma che io, come tutti quelli nati in un certo periodo (anni Sessanta) ho visto e vissuto. Memorie di paesaggi, silenzi, profumi, pietre, voci e musica».
Da questo è nato un reportage per la rivista del Touring Club, il più diffuso magazine di viaggio italiano, in edicola per luglio e agosto.
La Sardegna è rimasta fuori dalla rete della storia, scrisse un altro viaggiatore in ferrovia: Lawrence nel suo “Mare e Sardegna”. «Forse a fare questo viaggio in treno attraverso tutta l’isola e a proporlo ai viaggiatori in cerca di emozioni ed esperienze mi ha spinto la nostalgia, di quel tempo “fuori dalla storia” di cui ho colto qualche bagliore. Ma forse semplicemente la voglia di riappropriarmi della dimensione del viaggio. Quando mi sposto in auto, ricreo nell’abitacolo la mia dimensione privata, isolandomi in qualche misura dal nuovo ambiente in cui mi trovo, ascolto la mia musica, sintonizzo la mia radio preferita, sono in compagnia di familiari o amici. In treno invece è diverso».
Incontri in treno.
Lo scompartimento per Gianmario è anche quel piccolo mondo di condivisione fuori dal guscio dell’auto. «Ho incontrato giovani al ritorno da scuola che sul vagone del treno intonavano il canto a tenore; ho chiacchierato con un militare americano in pensione, dopo una vita passata alla base Usa della Maddalena, innamorato del mare dell’arcipelago; ho incontrato un contadino che mi ha parlato della sua vigna all’ombra del Limbara, e un pastore che andava a Cagliari per prendere un aereo».
«Mi sono chiesto: quanto può valere questo treno lento nel mercato turistico? Tanto». Un modo di fare turismo che per il fotoreporter viaggiatore è già vincente nel mondo.
Un patrimonio nascosto.
«Sì ma ci vuole qualcuno capace di far conoscere il suo valore, che sappia raccontarlo e anche vendere l’emozione di un viaggio con questi ritmi. Invece ho visto un patrimonio dilapidato: stazioni automatizzate, dove il treno non si ferma più che invece potrebbero essere centro di una piccola rinascita economica per tanti piccoli centri. Potrebbero allestirsi proprio in quegli spazi dei centri di visita nei diversi territori, con ristoranti, possibilità di degustazioni e acquisto di prodotti locali, noleggio biciclette e tutti i servizi utili al turista. Succede già in tanti Paesi. In Svizzera hanno fatto diventare il Trenino Rosso patrimonio Unesco, e fanno il pieno di visitatori. Ho viaggiato, negli Stati Uniti, sul vero treno del West, che attraversa le mitiche Black Hills, sul confine di quella che fu l’ultima frontiera (da quelle parti hanno girato “Balla coi lupi”) – racconta Gianmario Marras – e fra gli sbuffi di quel treno, carico di turisti, affacciandomi al finestrino, ho pensato: nulla a che vedere con la bellezza inarrivabile dei paesaggi visti dal finestrino del nostro trenino verde». Bistrattato, abbandonato, ma nella classifica dei treni più belli del mondo, «senza esagerare – per il fotografo – tra i primi cinque».
Raccontare l’altra isola.
«In questi anni, ho sempre cercato di raccontare la Sardegna al di fuori delle immagini stereotipate proposte da tanti media (il mare, le spiagge...) – conclude Marras – ho pubblicato tante storie, per quella sul viaggio in treno in tutta la Sardegna, devo dire grazie anche al Touring Club, per averne capito l’importanza e la portata. Naturalmente in poche pagine non si può raccontare veramente tutto. Ci sarà dell’altro, ci sarà sicuramente un seguito.
La citazione letteraria per Gianmario Marras è la frase da un libro”Caccia grossa” di Giulio Bechi, pubblicato per la prima volta nel 1900:
«E dire che non c’è un paesista in tutta l’isola! Non c’è un artista in questo paese di un fascino così violento, unico in Italia, che si affanni a rivelare estatico agli altri uomini, sul legno e sulla tela, le meraviglie di questi monti e di questo mare, di queste foreste e di queste grotte, di queste ultime incantevoli larve di un’ età dileguata nei secoli! Ma già gli artisti. Lei lo sa, sono un po’ come i touristes, e i touristes sono un po’ come le capre: dove va uno, vanno tutti, e tutti sanno d0v’è la moda».
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