Energia, indennizzi in scadenza
C’è il rischio che non sia rinnovato il regime dell’interrompibilità
CAGLIARI. La chiamano «interrompibilità», nei fatti è il riconoscimento di un rischio energetico per le imprese sarde energivore e alla fine dell’anno potrebbe essere cancellato. Se fosse così, le stesse imprese – sono 19 in Sardegna – pagherebbero non avrebbero più i 51 milioni e mezzo ottenuti finora, pagherebbero l’energia elettrica il 30 per cento in più e quel che è peggio potrebbe collassare un sistema che vale 4mila buste paghe e fattura un miliardo e mezzo, quello manifatturiero. A lanciare l’allarme è la Confindustria, che dopo aver inviato una preoccupata lettera al ministro all’Industria Federica Guida, ha chiesto alla Regione di’intervenire per evitare il tracollo. L’indennizzo per l’interrompibilità è riconosciuto a 19 aziende sarde, accade lo stesso in Sicilia, in cambio del rischio di essere slacciate dalla rete elettrica con un minimo preavviso per evitare in caso di emergenze elettriche ed evitare black-out generalizzati. Introdotto per la prima volta nel 2010, il regime di difesa della rete è a conclusione del secondo triennio e la scadenza è prevista per il 3 dicembre. Nonostante le diverse sollecitazioni, l’Agenzia nazionale per l’energia sembrerebbe pronta a fare marcia indietro e a cancellare i bandi pubblici con cui alle imprese è riconosciuto quello che potrebbe essere definito un bonus in costo di ogni megawattora, 172 sono quelli assegnati alla Sardegna. «Se il regime non fosse prorogato – scrive Alberto Scanu, presidente di Confindustria Sardegna – sarebbe alto il rischio della stessa sopravvivenza del settore manifatturiero nell’isola». È da mesi che l’associazione fa pressione sul Governo e sulla Regione perché «non si arrivi a ridosso della scadenza senza sapere quale potrebbe essere il futuro di queste imprese». Soprattutto perché la procedura è lunga e l’auspicata proroga dovrebbe passare anche al vaglio determinante dell’Unione Europea. Scrive Alberto Scanu: «Da sempre la Sardegna è penalizzata da troppe diseconomie a causa dell’insularità, e crollerebbe di fronte a questo illogico azzeramento dell’importante supporto a favore delle imprese». Sarebbe un colpo troppo forte per queste aziende: Portovesme srl, Italcementi, Ottana energia, BeKaert Sardegna, Syndial, Air liquide., Sugherificio Ganu, Ceramica Mediterrannea, Fluorsid, Buzzi-Unicem, Simec, 3A Arborea, Matrica, Cementi centrosud, Fratelli Pinna industria casearia, Maffei silicati, Molinas, Pastificio fratelli Cellino e Telecom. «Sono tutte imprese – scrive ancora Scanu nella lettera alla Regione – che hanno un alto valore strategico per l’intera economia della Sardegna e i contraccolpi della fine del regime d’interrompibilità finirebbero per mettere a rischio la loro stessa sopravvivenza prima ancora della loro già difficile competitività rispetto alle concorrenti in aree meno svantaggiate»- (ua)
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