Il suono dei Sardi nella terra dei Giganti
Eje, al Parco dei Suoni il contest isolano. Grandi star ma anche carenze di ristoro. Oggi Elling e Rava
RIOLA SARDO. European Jazz Expò lancia la musica dei sardi. In una lunga serata, ieri al Parco dei Suoni, location di straordinario fascino, si è visto quanto la scena locale sia matura e ricca di talenti. Un vero contest con una panoramica tale da raccontare qualità e quantità di materiale e artisti che nel jazz creano musica, spaziando fra i generi. Quindici formazioni suddivise nei tre palchi (sarebbero sedici se si conta il set di giovedì dei granitici Roundella in tour con il loro disco d'esordio).
Tutti esuberanti, in modi e stili diversi a partire dalla poderosa Big band del batterista Paolo Nonnis ieri con la cantante Daniela Pes, la bellissima praghese Eva Emingerova e la strabiliante voce di Francesca Corrias, passando per i Musica Ex Machina, il Trio di Roberto Deidda e Carlo Ditta Quartet. Seducono e convincono anche le incursioni nel dub e nell'elettronica di Arrogalla nel progetto #Koi come l'Hard Up Trio e gli Small Steps. Capitolo a parte la prestazione del giovane sassofonista Elias Lapia, un talento strepitoso di futura carriera.
European Jazz Expò ha vinto la scommessa nella serata ad alto voltaggio di venerdì con un bel concentrato di “all stars”. Serata chiusa dal messaggio di pace dei trascinanti e inossidabili Incognito. La celebre formazione di jazz funk, composta da ben dodici elementi le cui origini sono in effetti un ponte che unisce tutti e cinque i continenti. «Guardateci – ha detto a fine concerto, l’indiscusso leader della band, Paul Maunick – Se si smettesse di pensare al colore della pelle, ai diversi credi religiosi come un problema, si potrebbe vivere in un mondo di pace anche perchè viviamo tutti in un unica grande nazione che è il mondo e proviamo un unico e solo amore».
Concetto incorniciato da un set esplosivo di quasi due ore con le celebri Hits che hanno costellato la carriera pluri trentennale dell’ensemble da “Don't you worry about a thing” a “Brazilian love affair”.
Altro live che ha lasciato senza fiato è stato quello dei Volcan, in continuo bilico tra il jazz e musica latina, tra l'improvvisazione, citazioni raffinate e composizioni originali. In bella mostra le indiscutibili doti tecniche del pianista Gonzalo Rubalcaba, come di Horazio “El Negro” Hernandez (batteria), Giovanni Hidalgo (percussioni) e Armando Gola (al basso).
E stupenda è pure l’esibizione della pianista giapponese Hiromi Uehara che ha mandato in estasi la platea con il suo jazz dell'anima e rock nello spirito. In trio con Anthony Jackson e il batterista Simon Philips ha dato la carica con il repertorio tratto dal suo ultimo album “Alive”.
Buone anche le performance della cantante Eva Emingerova accompagnata da un quartetto tutto sardo capitanato da Paolo Nonnis. In buona compagnia con il duo Empathia di Mafalda Minozzi e Paul Ricci ed il quartetto di Stefano D'Anna.
Insomma la scommessa di spostare l’Expò, dal capoluogo regionale al Parco dei Suoni è stata vinta (circa 4mila nella serata di venerdì) ma la macchina organizzativa ha mostrato ieri delle vistose pecche sul fronte del servizio di ristoro. Un solo spazio a disposizione con punte di attesa estenuanti, fino a novanta minuti per un panino e una birra con i tavoli del ristorante lasciati pressochè al buio. Carenze che hanno fatto infuriare e sono da risolvere con urgenza, Oggi (dalle 19) si chiude con il gipsy quartet Bireli Lagrene, a Kurt Elling Sextet, Enrico Rava con il suo New 4tet, e quello di Antonio Faraò, Unavantaluna, Il Mauro Siguria Quartet e l'esplosivo show dei Funk off.
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