Diviso tra due mondi Le terre di Bonnefoy
L’autore del romanzo “Il meraviglioso viaggio di Octavio” Racconta il Venezuela in trasformazione dei nostri giorni
DALL’INVIATO A GAVOI. Madre venezuelana e padre cileno, Miguel Bonnefoy nasce a Parigi nel 1986. A sei anni però si trasferisce nel Paese della madre. È il primo spostamento tra la Francia e lo Stato sudamericano, un viaggio di andata e ritorno che caratterizza la vita dello scrittore. «Mi sento esattamente diviso a metà tra queste due culture, francese e venezuelano» racconta l'autore a Gavoi per presentare “Il meraviglioso viaggio di Octavio” appena pubblicato in Italia dalla casa editrice 66th and 2nd. Un romanzo delizioso, breve e intenso. Imbevuto di realismo magico.
«L'idea era quella di raccontare con una componente onirica qualcosa che esiste veramente in Venezuela, accompagnare con un grado di magia le cose che non sono spiegate mette in luce una realtà più luminosa». In questo senso il viaggio di Octavio è davvero meraviglioso.
Bonnefoy racconta che all'inizio aveva proposto come titolo “La terra che si porta sulle spalle”. Editorialmente poco funzionale, e scartata, l'idea rivela un concetto fondamentale indagato in uno dei passaggi più belli del libro, con Octavio che a un certo momento si ritrova a fare il trasportatore di persone da una riva all'altra di un torrente: «La figura del trasportatore – spiega lo scrittore – esiste dalla cultura greca con Caronte fino a quella medievale. Dei santi in particolare. San Cristoforo portava Gesù sulle spalle per attraversare il fiume. In questo passaggio volevo simboleggiare il cambiamento di un Paese».
Il Paese è ovviamente il Venezuela, vero protagonista del romanzo. Bonnefoy usa come espediente narrativo per raccontarlo la figura di Octavio. «Un Paese di passaggio per gli imperi» si legge a un certo punto nel libro: «Una frase – spiega l'autore – che vuole evidenziare come il Venezuela e altri Paesi sudamericani siano stati vittime prima dell'impero spagnolo e poi di quello nordamericano, arrivati solo per rubarne le ricchezze e anche l'identità nazionale». Lo scrittore francese insiste sul significato di riscrivere la propria storia.
Fondamentale in questo percorso il processo di alfabetizzazione metaforizzato nel romanzo con Octavio che impara a leggere e scrivere grazie all'incontro con una donna, di nome proprio Venezuela. La sconfitta dell'analfabetismo insomma come base per il cambiamento. «La letteratura in Sud America – spiega Bonnefoy – è stata a lungo un privilegio dei ricchi, ma in Venezuela con la rivoluzione degli ultimi anni le cose sono cambiate con un processo importante di alfabetizzazione e con case editrici che vendono libri a un costo minore. La letteratura non può essere un monopolio, appartiene a tutti».
Concetti importanti quelli espressi da Bonnefoy, accompagnati da una simpatia, una vitalità che ha conquistato il pubblico del festival. Anche con una serie di divertenti aneddoti che meriterebbero un romanzo a parte, raccontati durante l'incontro in piazza Sant'Antiocru e a seguire nell'appuntamento del mirto con l'autore. (fabio canessa)
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