In vista una nuova scoperta: il santuario di Mont’e Prama
Gli scavi attorno a un edificio di nove metri di età nuragica vicino alla necropoli Potrebbe essere un luogo destinato alla celebrazione di riti e cerimonie
CAGLIARI. C’è un santuario a Mont’e Prama. Potrebbe essere l’edificio circolare di età nuragica con nove metri di diametro, apparentemente isolato, alle pendici della collina nei pressi della necropoli, attualmente oggetto di lavori di scavo che stanno ripulendo l’area per metterne a nudo i contorni. Nei giorni scorsi a proposito di questo ritrovamento si è parlato di rudere di nuraghe o capanna. Ma tutto lascia intendere che invece sia un monumento ben più importante. «In questo momento – spiega l’archeologo Alessandro Usai – si stanno confrontando diverse idee. Personalmente propendo per un edificio utilizzato per qualche cerimoniale». In ogni caso, l’eventuale luogo di culto o “cerimoniale” è da immaginare in relazione con la vicina necropoli ed è probabile che questo possa essere la prima stazione di una futura scoperta in grado di allargare l’orizzonte a tutto il contesto, mostrando meglio la funzione di questo luogo magico e sacro per chi decise di erigere le statue.
Il santuario o luogo di cerimonie è ancora da scavare e studiare, e allo stato gli archeologi non intendono avvallare ipotesi. A cominciare da Marco Minoja, Soprintendente regionale che ieri pomeriggio ha voluto illustrare i passi avanti compiuti (sia a Cabras che a Tharros) negli interventi finanziati con 700 mila euro dai fondi Arkus (di cui 400 destinati proprio agli scavi).
«Le ipotesi sono ancorate a ciò che mostra la terra – dice il Segretario generale – Dobbiamo superare la logica di una caccia al tesoro e da ansia di prestazione che vengono da scavi di tale importanza. Lo strumento per avere sicurezza è quello dell’indagine stratigrafica estensiva, l’unica che ci possa restituire risultati adeguati all’importanza del sito».
Tra le altre novità illustrate c’è la messa a dimora della protezione metallica con un sofisticato sistema di allarme gestito dalla guardia forestale dotato di termotelecamere in grado di sorvegliare anche in piena notte in modo perfetto.
Sul fronte degli scavi si stanno riportando alla luce le vecchie trincee di scavo di Bedini e Tronchetti effettuate nel periodo 1975-77 e 79 così da ricomporre la straordinaria fila di tombe a pozzetto coperte con lastroni di arenaria, lungo la quale sono stati ritrovati i betili, i modelli di nuraghe e le statue.
«Sarà ricostruito il percorso. Bisognava uscire da quella strettoia per capire – ha detto Usai – la complessità del sito. Capire cioè cos’è Mont’e Prama. La risposta potrà venire solo da una esplorazione sistematica. L’intenzione era guardare oltre le tombe e le sculture. Ed è quello che abbiamo fatto. Abbiamo aperto lì dove affioravano ruderi già nei Settanta, una struttura nuragica di 9 metri che non è una capanna, forse neppure un santuario ma è tutta da rivelare».
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