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Rom: il modello Alghero esaltato a Roma

Rom: il modello Alghero esaltato a Roma

La scelta di chiudere il campo e integrare i nomadi elogiato dalla Commissione diritti umani. Mario Bruno a palazzo Giustiniani

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SASSARI. Alghero esempio nazionale di città virtuosa per quanto riguarda l’inclusione dei rom. Se n’è parlato l’8 luglio 2015 nella prestigiosa sede di Palazzo Giustiniani, a Roma, che ha ospitato il convegno dal titolo "Si può fare. Superamento dei campi: esperienze a confronto”, organizzato dal senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la Tutela e la Promozione dei diritti umani, e moderato dal giornalista Gad Lerner. A raccontare l’esperienza del centro catalano-sardo, dove l’amministrazione comunale ha provveduto alla definitiva chiusura del campo nomadi e alla contestuale sistemazione dei nuclei familiari in svariate abitazioni della Riviera del Corallo, è stato il sindaco Mario Bruno, cui è stato riconosciuto il merito di aver portato a termine l’iniziativa assieme alla Caritas e ad alcune associazioni di volontariato.

Nel gennaio scorso, infatti, sessantadue persone di origine rom (25 adulti e 37 minorenni) erano state sistemate in case decorose, accanto a famiglie qualsiasi. Ma soprattutto avevano abbandonato per sempre un luogo altamente inquinato da diossine e altre sostanze cancerogene come quel tratto di pineta alle porte di Fertilia, dove la comunità nomade risiedeva da circa trent'anni.

A introdurre i lavori davanti agli esperti e ai rappresentanti di molte amministrazioni comunali italiane (da Roma a Milano, passando per Bologna, città che per prima nel 2007 cominciò a smantellare gli insediamenti destinati ai nomadi) è stato Manconi, il quale riallacciandosi al titolo del convegno ha messo in evidenza come l’esperienza di alcuni centri, come Alghero, ad esempio, insegni che il superamento dei campi rom sia assolutamente possibile. Dal canto suo Gad Lerner ha sottolineato come sul fatto che i campi rom vadano chiusi definitivamente ci sia un sostanziale accordo politicamente trasversale: le differenze di visione emergono quando si tratta di decidere una nuova sistemazione per le persone che vi risiedono.

E da questo punto di vista il caso di Alghero fa davvero scuola. Al punto che Nils Muižnieks, politologo lettone da tre anni commissario per i Diritti umani al consiglio d'Europa, lo cita proprio come esempio che potrebbe essere seguito. «Naturalmente - ha detto Bruno prima di raccontare qualche curioso aneddoto sullo sgombero del campo algherese - sono felice che alla mia città sia riconosciuto il merito di aver provato a risolvere il problema con risultati oltretutto confortanti. C’e tuttavia ancora molto da fare, per quanto riguarda l’inclusione, e mi riferisco alle questioni sanitarie e a quelle legate all’occupazione».

Un’altra soluzione interessante emersa nel corso del convegno è quella che è stata adottata dal Comune di Messina, dove con il progetto di autocostruzione di abitazioni per i rom promosso dal Comune anche grazie ad appena 150mila euro messi a disposizione dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sono stati realizzati svariati appatamenti nei quali ci abitano complessivamente settanta rom che prima vivevano in un campo.

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