Satta: riforma enti da rivedere
Il componente dell’Anci nazionale ha dubbi sul piano di riordino delle Province
SASSARI. La sua anima non è da contestatore. Ma Antonio Satta, anima e cervello dell'Upc, fa capire di non amare troppo la riforma degli enti locali progettata dalla Regione. Nessuno spirito da demolitore, ma Satta, che fa parte del direttivo nazionale dell'Anci, ha più di un dubbio sul telaio istituzionale. E in particolare perché la riforma delle Asl farà riferimento a quella delle autonomie locali. «Non entro nel merito del risultato del referendum che ha cancellato le Province. Approvato da una minoranza. Quello che si può constatare è che gli enti cancellati erano nati con una reale legittimazione popolare – dice Satta –. Ricordo quello che ha fatto nasce la Gallura, fu un plebiscito». Satta non condivide l'attuale impostazione. «La Riforma ha di fatto riesumato le quattro Province storiche – spiega –. Non credo che sia questo lo spirito. Ci si deve chiedere verso quale riforma si vada. Non si possono dimenticare i referendum che hanno legittimato alcuni territori e hanno fatto nascere Province come quella della Gallura. Forse l'unica vera tra quelle nuove. Ma l'accento che si deve porre ora è sul fatto che il nuovo assetto degli enti intermedi sarà la basa per la divisione delle Asl. Bene ha fatto in questi mesi l’Anci regionale ha rivendicare il suo ruolo centrale in questo progetto. Io non ne contesto la filosofia. Mi piace l’area metropolitana di Cagliari. Giusto pensarla anche per Sassari. Ma si devono rispettare le prerogative dei territori, le loro vocazioni, le loro autonomie. Dal Sulcis alla Gallura. La Regione non può fare una riforma che non parta dal basso che sia per i territori e non contro di loro. Per questo credo che il dialogo sia ancora necessario».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
