Chiama il 113, uccide la moglie e si spara
A Quartu Sant’Elena la tragedia dell’avvocato Gilberto Nurra, fiaccato da una malattia e assediato dai creditori
CAGLIARI. Un colpo in testa alla moglie, subito dopo una drammatica, fredda, inspiegabile telefonata al 113 per annunciare il progetto di farla finita e comunicare l’indirizzo e le istruzioni per entrare in casa: «Lascio le chiavi fuori dalla porta, sesto piano». Qualche minuto dopo il suicidio con un proiettile nel cuore. Via Irlanda, nel quartiere popolare di Pitz’e Serra a Quartu: erano appena passate le cinque e mezzo quando Gilberto Nurra, avvocato di 74 anni con un passato di grandi difese in processi penali storici, ha ceduto di schianto a malattie e debiti, ha scritto una lettera di scuse e ha portato con sè Franca Mastinu, 66 anni, la donna della sua vita, non prima di aver agevolato con quella telefonata il lavoro della polizia. Un gesto meticoloso, vicino alla professione di avvocato, per farsi da parte riducendo il disturbo al minimo indispensabile.
I soccorsi. Gli agenti del commissariato quartese hanno fatto di tutto per fermarlo: l’arrivo a sirene spiegate, i poliziotti che correvano nel dedalo di palazzi popolari nel tentativo di trovare subito il civico 116 dove si trova l’alloggio in affitto, dimora dei coniugi Nurra. Ma sarebbe stato comunque troppo tardi, perché la lucida determinazione aveva già portato il legale al punto di non ritorno: raggiunto l’appartamento, gli agenti hanno trovato la chiave, hanno aperto la porta d’ingresso e Nurra era là, disteso sul pavimento, il torace insanguinato. Quasi appoggiata al corpo una pistola 7.65, nel caricatore due pallottole in meno. La moglie era in camera da letto, colpita alla fronte. Nessuna traccia significativa che conduca a ipotesi alternative, un omicidio-suicidio pianificato lucidamente, forse concordato con la moglie dopo una riflessione comune. L’addio di due persone che davanti a sé non vedevano futuro, ma soltanto buio e disperazione.
Le indagini. Il resto è protocollo investigativo: gli uomini della Squadra Mobile di Cagliari, quelli della Scientifica, la fase della repertazione, le fotografie che saranno allegate al rapporto giudiziario destinato alla Procura. È arrivato il sostituto procuratore di turno Sandro Pili, che ha affidato al medico legale Roberto Demontis l’esame autoptico delle salme: si farà lunedì prossimo, l’esito non dovrebbe riservare alcuna sorpresa. Sarebbe già tutto piuttosto chiaro, ma la giustizia ha le sue regole e vanno rispettate.
La lettera. Era sul tavolo, in camera da pranzo, firmata solo dall’avvocato. Con grafia precisa, Nurra ha messo insieme frasi lucide parlando al plurale: si è scusato coi familiari e ha spiegato di non farcela più, che la situazione economica per lui e la moglie era diventata insostenibile: problemi per pagare affitto e bollette, difficoltà insormontabili per due persone avanti con gli anni. C’era un giro di prestiti che l’assillava, necessità legate a un’attività forense sempre meno intensa: i clienti non lo cercavano più ed era molto difficile andare avanti. Le cose gli andavano male, i debiti avevano fatto precipitare l’avvocato Nurra in un girone infernale, lui che in altri tempi veniva scelto per difendere i protagonisti della Superanonima sequestri, quella di Luciano Gregoriani, e per la banda di Is Mirrionis. Poi la malattia, di cui parlava tranquillamente coi colleghi nelle rare comparse in tribunale: l’aveva fiaccato nella mente e nel corpo, ma la simpatia era rimasta quella di sempre, era nella sua natura.
I vicini di casa. Gilberto e Franca Nurra abitavano da vent’anni nella stessa casa di Pitz’e Serra, nel quartiere li conoscevano tutti. Raccontano i vicini: «Una coppia unita, si prendevano cura uno dell'altra». Ricorda un conoscente, che abita al 116 di via Irlanda: «Avevo visto l'avvocato l'altra sera, abbiamo preso l'ascensore assieme, ci siamo augurati buon pranzo. Erano persone cordiali». Dello stesso avviso un'altra vicina di casa che non è riuscita a trattenere le lacrime: «Era una bellissima coppia, lei viveva per lui. Persone splendide e gentili». Ed è stato probabilmente quell’affetto che ha condotto Gilberto e Franca ad andarsene insieme, preso atto di una situazione che per loro non era più sopportabile.
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