Uccise il fratello: 12 anni
Condannato un 59enne: la lite era nata per la vendita di un appartamento
CAGLIARI. Una lite tra fratelli, finita a calci e pugni. Alla fine un corpo senza vita disteso sul pavimento di un piccolo appartamento di via Eleonora d’Arborea, nel centro storico della città: quello di Giancarlo Pani, 55 anni. Era l’8 dicembre del 2008 e ieri mattina la sentenza del gup Giuseppe Pintori ha messo il primo punto fermo su una vicenda rimasta per anni avvolta nel mistero: a uccidere è stato il fratello della vittima, Enrico Pani (59 anni). Ma non l’ha fatto con premeditazione, per una scelta lucida: è un omicidio preterintenzionale, compiuto con un’aggressione violenta andata al di là delle intenzioni. Il conto della pena coincide con le richieste del pm Gilberto Ganassi: dodici anni di carcere. Ma trattandosi di una vicenda ricca di elementi oscuri, il difensore Andrea Biccheddu ricorrerà certamente in appello per ribadire una convinzione espressa in ogni fase del procedimento penale: Enrico Pani non è colpevole.
A inchiodarlo, dopo una sequenza di perizie contradditorie, è stata la consulenza di Adriano Tagliabracci: incaricato dal giudice Pintori, il docente di medicina legale ha fornito una ricostruzione precisa di quanto è avvenuto tra il 6 e il 7 dicembre di sette anni fa in quella palazzina di via Eleonora d’Arborea: Giancarlo Pani sarebbe morto per ischemia cardiaca dovuta alle percosse. Come dire che l’autore del pestaggio forse non voleva ucciderlo e soprattutto che i pugni e i calci subìti dalla vittima non sarebbero stati sufficienti a provocarne la morte. Quindi il suo cuore si è fermato per la paura, la tensione, lo stress psico-fisico legato allo scontro con l’aggressore. Non restava che dargli un nome, all’aggressore: per la Procura è Enrico Pani, il fratello con cui Gian carlo litigava da tempo sull’opportunità di vendere l’appartamento che avevano ereditato dai genitori. Era stato lui, il fratello, a raccontare di aver trovato il corpo il 10 dicembre. Lui aveva aperto la porta di casa perché aveva le chiavi, sempre lui aveva visto per primo le macchie di sangue che imbrattavano pareti e pavimento. Non poteva essere una morte naturale, i segni di violenza erano chiari. Ma chi, se non Enrico Pani, aveva una ragione per scontrarsi col fratello? Quella ragione saltò fuori con le indagini della Procura: Enrico voleva vendere l’appartamento, ma Giancarlo ci abitava e non voleva sentirne di dare il consenso. Una discussione, una lite, finchè quel giorno - è questa la ricostruzione accusatoria - i due fratelli andarono oltre le parole. Uno scontro violento, calci e pugni, infine Giancarlo stramazza sul pavimento e il suo respiro s’interrompe. Forse il fratello cerca di soccorrerlo, ma quando s’accorge che non c’è nulla da fare se ne va, chiudendo la porta alle proprie spalle. Uno o due giorni dopo racconterà di aver fatto visita al Giancarlo perché non si faceva sentire da giorni e di averlo trovato morto. Un racconto che sulle prime sembrava di aver superato il vaglio degli investigatori, ma che poi è crollato quando le perizie hanno fornito elementi utili alla tesi dell’accusa, ieri confermata nel giudizio di primo grado. (m.l)
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