Balene da salvare, 511 avvistamenti nel santuario Pelagos
A pieno ritmo il lavoro di ricerca tra le Bocche e Caprera Sentinelle che indicano il buono stato di salute dell’acqua
ARZACHENA. Nel santuario internazionale dei cetacei Pelagos la Sardegna spicca per la presenza di numerose specie: le sentinelle che indicano il buono stato di salute del mare. E così nell'area compresa tra le Bocche di Bonifacio e Capo Ferro i ricercatori del dipartimento di Scienze della natura e del territorio dell'università di Sassari studiano ben sette delle otto varietà che di solito vivono nel Mediterraneo occidentale. Dalla balenottera comune e dal capodoglio allo zifio, la stenella striata, sino al delfino comune.
La zona di ricerche va dalle Bocche di Bonifacio al Canyon di Caprera. È la seconda nelle acque italiane, dopo il Mar Ligure, per densità di mammiferi marini.
«Dal 2011 al 2013 abbiamo fatto 511 avvistamenti – commenta Luca Bittau, ricercatore del Dipnet, che da 5 anni porta avanti un dossier sul monitoraggio dei cetacei, assieme alla responsabile del progetto, Renata Manconi -. Si vedono con frequenza la stenella striata, la balenottera comune e lo zifio. Quest'ultimo è raro da avvistare, mentre è noto nel Mar Ligure. È una specie molto sensibile all'inquinamento acustico. Siamo riusciti a identificarne una cinquantina, ormai li riconosciamo uno per uno».
Un buon risultato se si considera che in 15 anni di ricerche nel Mar Ligure sono stati foto-identificati 150 esemplari. «Dal 2010 ad oggi abbiamo fatto 140 uscite in mare – racconta Bittau -. E percorso 16mila chilometri di navigazione dal 2011 al 2014, con uscite limitate a certi periodi ».
Comunque i rappresentanti dei Comuni della Gallura e della Corsica, assieme ai ricercatori e a quanti ruotano attorno al mondo scientifico fanno già rete per promuovere il santuario Pelagos, l'area marina per la protezione dei cetacei gestita da Italia, Francia e Principato di Monaco.
Ieri si sono incontrati ad Arzachena, non per caso. Non lontano dalla Costa Smeralda, al largo delle coste nord orientali, due anni fa i ricercatori del Dipnet avvistarono per la prima volta nel Mediterraneo un rarissimo esemplare del delfino mesoplodonte di Sowerby. La scoperta avvenne durante un'escursione di whale watching dell'Orso diving di Poltu Quatu.
«Attività che può essere un volàno per lo sviluppo sia di azioni mirate alla conservazione e protezione dell'habitat marino sia del turismo sostenibile, ancora poco diffuso in Italia», afferma Bittau. L'incontro nella sala consiliare di Arzachena è stato utile, si è aperto ufficialmente un tavolo permanente di lavoro con tutti i soggetti interessati. «È il primo passo per gestire in maniera sinergica questo grande progetto – dichiara il delegato all'Ambiente, Gian Mario Orecchioni -. E adesso vogliamo ideare progetti di più ampio respiro per poter accedere ai canali di finanziamento europeo che consentiranno ai ricercatori di proseguire il loro intenso lavoro. Intendiamo portare avanti una serie di attività che possano dar vita a valide iniziative ambientali e turistiche. Oltre che continuare a promuovere iniziative di educazione ambientale».
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