Cagliari, giù dal balcone con le figlie ma non è punibile

Per il pm: «Era incapace di volere». La mamma cercò di uccidersi con le due bimbe. Gli psichiatri hanno stabilito che in quei giorni era fortemente depressa

CAGLIARI. E’ uscita sul balcone dell’hotel Panorama, al quinto piano. Ha sollevato la figlia di quattro anni e l’ha lasciata cadere al suolo. Subito dopo ha preso in braccio l’altra bimba di nove mesi e con lei si è buttata giù. Nella stanza, un biglietto: «Basta, sono stanca di vivere».

È accaduto il 25 giugno 2015: lei, commerciante di 36 anni, se l’è cavata dopo due settimane di coma farmacologico, fratture dappertutto ma viva. Illese le bambine, che un miracolo ha fatto precipitare su un tendone per poi rimbalzare su alcune siepi. Ieri il giudizio abbreviato davanti al giudice Lucia Perra: accusata di tentato omicidio, il pm Sandro Pili ha chiesto che l’imputata venga prosciolta perché capace di intendere ma non di volere. Le perizie psichiatriche di accusa e difesa sono state concordi: quel giorno la giovane madre era in preda a una crisi depressiva, conseguenza di un male psichiatrico mai affrontato con le giuste terapie. Non c’era dunque alcuna intenzione di uccidere le bambine, il suo è stato un gesto compiuto in uno stato di alterazione mentale che la rende impunibile.

La tesi del pm è la stessa sostenuta dal difensore, l’avvocato Guido Manca Bitti. Il giudice deciderà se accoglierla o no il 23 settembre. Ma prima sarà un’équipe psichiatrica a esaminare le condizioni di salute dell’imputata, per stabilire se il percorso terapeutico seguito fin qui è sufficiente a garantire la sicurezza delle figlie. In sostanza il magistrato deve capire se c’è il rischio che il fatto si ripeta e se le bambine, oggi affidate al padre - che ha mantenuto rapporti affettuosi con la moglie - possano riacquistare il rapporto con la madre. Tecnicamente va stabilito se può essere restituita alla donna la potestà genitoriale senza che questo comporti pericoli per le bimbe.

Accadde tutto poco dopo le 16: presa una stanza all’hotel di viale Diaz, dove si era presentata apparentemente serena, la donna si era chiusa dentro con le due bambine. Mezz’ora dopo un addetto dell’hotel ha sentito un lamento provenire dal retro dell’edificio. Si è avvicinato e ha trovato la prima bimba, accasciata vicino a una pianta. Poi l’altra bimba e la madre, che appariva in condizioni disperate. Il resto è protocollo: la chiamata al 118, i soccorsi, l’arrivo dei carabinieri del nucleo radiomobile e l’inchiesta giudiziaria. (m.l)

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