La Nuova Sardegna

Muore due giorni dopo lo schianto

di Antonello Palmas
Muore due giorni dopo lo schianto

Alberto Antonio Addis è deceduto in ospedale a Sassari. Lunedì il Doblò su cui viaggiava si era accartocciato sotto un Tir

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TEMPIO. Non ce l'ha fatta Alberto Antonio Addis, la guardia giurata tempiese che lunedì scorso si è schiantato con il furgone aziendale contro un Tir parcheggiato in un'area di sosta della Olbia-Sassari nei pressi di Berchidda: il Doblò si era infilato come una freccia sotto il rimorchio dell'autoarticolato della ditta di trasporti olbiese Nieddu, incastrandosi e intrappolando l'uomo. Troppo gravi le lesioni riportate, le condizioni del guidatore (50 anni da compiere a ottobre) erano apparse subito disperate. Era andato diverse volte in arresto cardiaco prima del trasporto con l'elisoccorso all'ospedale Santissima Annunziata di Sassari, dove era stato ricoverato in Rianimazione.

Inutili tutti i tentativi di tenerlo in vita a causa del politrauma riportato e in particolare e delle lesioni a livello toracico che hanno messo a repentaglio il cuore. I sanitari hanno provato a utilizzare un Ecmo, un macchinario per la circolazione extracorporea che consente l'ossigenazione. Ma non c'è stato nulla da fare, Addis è andato peggiorando e intorno alle 17 di ieri ha cessato di vivere. Lascia due figli, una ragazza di 29 anni e un bambino di 10. E lascia un diffuso rimpianto per il suo carattere estremamente socievole: Tempio è sotto choc dal momento in cui si è diffusa la notizia.

Era dipendente del gruppo 3F dei fratelli Fresi di Tempio, che si occupa dell’Istituto vendite giudiziarie ma anche di altre attività tra le quali il trasporto di esplosivi. La sua morte ha scosso la città, dove conosceva praticamente tutti, ma anche il resto della Gallura. Molto apprezzato sul lavoro, per la 3F si occupava in particolar modo di vendite giudiziarie e probabilmente stava tornando da una operazione relativa a questa branca di attività quando il suo furgone bianco ha incredibilmente preso una traiettoria sbagliata, centrando sul retro un autoarticolato il cui autista stava pranzando dentro la cabina di guida. Da capire il motivo della tragica uscita di strada del Doblò condotto da Addis e un’eventuale esame autoptico (sul quale si deciderà questa mattina) potrebbe svelare se sia stato un malore, o un infarto, come si suppone, a fargli perdere il controllo del mezzo. Ma non si escludono altre cause, come un colpo di sonno (l’orario però sembrerebbe escluderlo) o un guasto meccanico. Il furgone è finito a tutta velocità, e senza segni di frenata, come hanno potuto constatare gli agenti della polizia stradale, contro il Tir, colpito con una tale violenza da spostarsi di oltre un metro.

Dice di lui Giovanni Maria Fresi, responsabile della 3F, affranto: «Non ho perso un dipendente, ma un amico. Una persona per bene, che si era guadagnato il rispetto di tutti, così come la sua famiglia. Aveva tanti amici, anche per il tipo di attività svolta che lo metteva in contatto con tanta gente. Non saprei dire che cosa stesse facendo esattamente quella mattina, dato che godeva di grande autonomia». Don Antonio Tamponi, parroco della cattedrale, lo conosceva bene: «Alberto era una persona semplicissima, molto stimato sul lavoro dove si impegnava allo stremo. Strapieno di amici, sportivo, era una persona solare, così come i familiari, capace di fare amicizia facilmente. Carattere molto diretto, passionale, era un credente e aveva da poco iniziato un bellissimo percorso di fede per avvicinarsi a Dio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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