Ciak a Sassari, si ride con Pino e gli Anticorpi e Caterina Murino
Al Civico di Sassari le riprese del film “Bianco di Babbudoiu”. Il progetto di Pino e gli Anticorpi con il supporto logistico della Fondazione Sardegna Film Commission
SASSARI. Michele Manca fuma una sigaretta sorridente, seduto sullo scalino all’ingresso del Teatro Civico nel cuore del centro di Sassari. Per una volta è quasi serio, anche se a vedere il guizzo negli occhi e sentire il suo inconfondibile timbro di voce sembra che da un momento all’altro debba partire una delle fulminanti battute di quel “Pino la lavatrice” che lo ha reso una star.
Alle sue spalle, al secondo piano del Palazzo di Città, fervono già i preparativi per una delle scene clou di “Bianco di Babbudoiu”: i tre fratelli Roberto Fara, Michele Manca e Caterina Murino e il cognato Stefano Manca che contano in camerino i proventi del concerto che potrebbe salvare dal fallimento la loro cantina, le “Tenute Babbudoiu”, anche se prima di brindare con il loro vino dovranno vedersela con Valeria Graci, la manager del musicista.
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Di più non è dato chiedere: «Non vorrete rovinarvi la sorpresa? – scherza Graci, arrivata ieri sul set e con le valigie già pronte visto che in questo periodo è uno dei volti di “Paperissima sprint” –. Quello che vi posso dire è che il copione è ben scritto, e la trama non si limita a essere divertente, ma è proprio congegnata con cura. E soprattutto, cosa per me fondamentale, anche se fa ridere è credibile, e vera. Cosa a cui il nostro cinema, per me, dovrebbe sempre aspirare».
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Lei, che ha raggiunto la fama insieme a Katia Follesa sul palco di Zelig, ha sciolto il fortunato duo lanciandosi con gran successo tra cinema (Vanzina e Neri Parenti), sit-com, programmi come “Made in Sud”, “Striscia la Notizia”, “Colorado Cafè” (in cui l’ultimo anno ha lavorato proprio con Pino e gli Anticorpi), è uno dei tanti volti noti che popolano il set del lungometraggio ideato e sviluppato dal gruppo sassarese con il supporto logistico della Fondazione Sardegna Film Commission di Sergio Scavio e Antonello Grimaldi.
«Proprio questa è una delle caratteristiche più belle di questo progetto – spiega Caterina Murino, l’ex Bond girl, sul set sorella di Roberto e Michele –. Sono stati coinvolti tantissimi addetti ai lavori, come Benito Urgu o Marco Bazzoni, Valeria, Massimiliano Medda, Dario Cassini. Nessuna delle classiche invidie tra colleghi. Ma anzi grande rispetto e una boccata d’ossigeno per tutto il movimento».
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Come poi il trio sassarese abbia fatto ad accalappiare la star cagliaritana, con ben tre film in uscita (“Antigang” con Jean Reno, l’italiano “I calcianti”, e uno americano, “Voice from the Stone”) e una carriera che da anni ha preso il volo è presto detto: «Li ho incontrati a maggio a Porto Cervo al Wine festival di cui ero madrina, e mi hanno esposto il loro progetto, che ho trovato interessante, ben scritto, divertente. E, mentre me lo raccontavano, mi hanno travolto con la loro energia, sconfinata simpatia, grande professionalità. È stato amore a prima vista, e il lavoro di questi giorni ne è la conferma. Faremo un bel film, e anche se da casteddaia mi devo difendere dallo sfottò del trio sassarese, devo dire che mi sto davvero divertendo da matti».
Lavoro partito ad Alghero lo scorso 2 luglio, nelle cantine Delogu. Con le riprese del film scritto da Roberto Fara, Michele e Stefano Manca con la collaborazione di Nicola Alvau, prodotto da Piero Crispino per 3Zero2, Firenze Produzioni e Babbudoiu Corporation, che rimarranno a Sassari fino a sabato.
Le riprese iniziano. Il regista Igor Biddau controlla gli ultimi dettagli insieme a una troupe quasi completamente composta da professionisti dell’isola. Un suo collaboratore gli chiede divertito se è possibile far star zitti gli attori prima del ciak: «Fatica sprecata», sorride lui, mentre dal set piovono battute, imitazioni, irresistibili smorfie. Poi il silenzio, si gira. E dalla cura estrema con cui tutti fanno tutto si capisce che dietro questo film c’è una grande idea, un progetto vero e sentito, il germoglio di un successo. E, soprattutto, che far ridere tutti a crepapelle è una faccenda seria davvero.
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