La Nuova Sardegna

Dario Brunori ad Abbabula «Il Sud che ho nel cuore»

di Pasquale Porcu

Intervista con il cantautore calabrese che il 30 luglio sarà live a Monte d’Accoddi Nella stessa serata anche Franziscu Medda“Arrogalla”, Matteo Sau e Nasodoble

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SASSARI. Cabaret, teatro, canzone e concerto. Sarà uno spettacolo vario e divertente quello che animerà Dario Brunori (in arte Brunori Sas) giovedì 30 luglio alle ore 22, 30 a Monte d'Accoddi, per il festival Abbabula. I biglietti per la prima serata del concerto (costo 12 euro) sono acquistabili presso la sede della cooperativa Le Ragazze Terribili a Sassari in via Tempio 65 e nei punti vendita del circuito regionale Box Office Sardegna. Infoline al numero 0792822015. Attivo un servizio navetta gratuito che con partenza da via Tavolara, collegherà il centro di Sassari alla location del festival, l’altare preistorico di Monte d’Accoddi. All’interno dell’area concerto sarà allestita un’area ristoro con prodotti enogastronomici del territorio.

La serata di giovedì, la prima delle tre in programma per il festival, sarà dedicata alla musica d’autore e alla Sardegna e avrà una scaletta ricca e scoppiettante. Alle 20 si aprirà con la performance di teatro danza site specific #KOI – cantando danzavamo – produzione originale Abbabula, già applaudito nell’anteprima a Santu Antine, e poi a Nora e Carbonia. Si proseguirà alle 20,45 con il cantautore cagliaritano Matteo Sau, con l’apporto dei Nasodoble (21,30). Alle 22,30 Brunori e a chiudere la serata inaugurale le sperimentazioni elettroniche del dj set di Frantziscu Medda Arrogalla.

Dicevamo di Brunori ovvero di Dario Brunori, questo il nome all'anagrafe del cantautore della provincia cosentina, classe 1977. Si definisce un imprenditore mancato e neo-urlatore italiano e ha esordito discograficamente nel 2003, con il collettivo virtuale Minuta. Da allora si conquista una collocazione originale nella scena artistica italiana.

Nel 2005 fonda con Matteo Zanobini e Francesca Storai la dream-pop band Blume, con cui pubblica l'album "In tedesco vuol dire fiore".

Sempre nel 2005 con Matteo Zanobini scrive e interpreta la indie-hit "90210" a nome di The Minnesota's e diventa autore di canzoni e musiche per alcune serie d’animazione televisive, collaborando attivamente a tutt'oggi con Andrea Zingoni, Rai Trade, Lanterna Magica e Melazeta. Ha già pubblicato tre album e nel 2009 ha vinto il Premio Ciampi come miglior disco d'esordio e la Targa Tenco 2010 come miglior esordiente. Da allora ha fatto numerose tournèe dal Nord al Sud Italia.

E' autore anche della colonna sonora di “E' nata una star”, ultima fatica cinematografica di Lucio Pellegrini, con protagonisti Rocco Papaleo e Luciana Litizzetto.Numerose le collaborazioni sia in campo cinematografico che musicale, da Eugenio Finardi al rapper Kiave e a Stazioni Lunari di Francesco Magnelli con Ginevra Di Marco, Cristina Donà, Dente, Simone Cristicchi, Nada, il Coro dei Minatori di Santa Flora, Cisko, Max Gazzè, Enzo Avitabile. Sostiene attivamente numerose campagne sociali: suona, tra gli altri, a favore dell'Unicef ed Emergency.

Dario Brunori, nei suoi spettacoli e nei suoi dischi oltre che nel suo accento, c'è molto Sud. Anzi molta Calabria. E' così orgoglioso delle sue origini?

«Sono calabrese e non devo nasconderlo. Sono stato dieci anni in Toscana ma non ho dimenticato il mio accento. Inevitabilmente nella produzione di ogni artista emerge un po' di autobiografia. Quella che racconto nei miei show è una storia che ho vissuto. Racconto il paesino dei miei genitori, quelle case, quelle campagne, quelle persone. Il tema generale è l'evoluzione della società in cui viviamo e che definisco società a responsabilità limitata, Srl, appunto».

Che cosa le piace o le interessa di questo Sud, a parte i campanilismi e i discorsi di circostanza?

«Io al Sud ci vivo anche altrove forse si starebbe meglio. Ma anche nella mia Calabria trovo delle realtà molto stimolanti sul piano artistico. Non mi azzardo a toccare altri aspetti come quelli politici che non meritano neanche di essere commentati. Ma dal punto di vista artistico colgo segni di speranza e voglia di cambiamento. C'è, vicino al mio paese, una realtà nella quale opera un gruppo di giovani che, a loro spese, hanno fatto rivivere un cinema abbandonato dove ora si organizza un festival di notevole interesse culturale di richiamo internazionale. Ecco, questo è il sud che mi piace, quello in cui operano ragazzi, a volte dei talenti, che si mettono in gioco e si sanno ingegnare. Insomma, ho trovato e trovo delle intelligenze che sanno intercettare, interpretare e rielaborare quello che succede nel mondo”.

Lei ha avuto dei maestri o comunque degli artisti cui ispirarsi?

«Spesso quelli che potrebbero essere i nostri maestri sono talmente lontani che non so quanto sia giusto fare certi accostamenti.No, guardi, io sono portato a interpretare il mondo con ironia, al pari di certi artisti americani. Una ironia che personalmente stempera quel fondo di cinismo che è in ciascuno di noi e che evita la tentazione di pontificare come se avessimo la verità in tasca».

E' già stato in Sardegna?

“Si, altre due volte, al festival di Abbabula e al festival dell'Argentiera. E ora sono curioso di fare questo spettacolo a Monte d'Accoddi, credo che si tratti di un posto davvero unico...»

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