Flavio Soriga: «Sulle orme di Sergio Atzeni»
Comincia stasera in piazza Mercato a Sassari “Sulla terra leggeri”
SASSARI. “Atzeni è Messi. Messi quando si diverte. Atzeni è lo scrittore che riesce a seguire un istinto che ha sempre una meta. Non so se sarà ricordato tra cento anni come il migliore scrittore sardo di quei tempi, forse potrebbe essere Angioni, ma Atzeni sicuramente è stato il più talentuoso, quello che ha cercato sempre di infrangere le regole. Per questo abbiamo pensato che il nostro festival quest’anno doveva parlarne tutti i giorni, proprio tutti i giorni. Abbiamo iniziato il festival pensando: quanto sarebbe bello se fosse potuto venire a vedere ciò che cerchiamo di fare, e continuiamo a pensarlo tutti i giorni». È con grande passione che Flavio Soriga, mentre si appresta a raggiungere Sassari, dove oggi il festival “Sulla terra leggeri” entrerà nel vivo, racconta le motivazioni che lo hanno portato a mettere l’opera di Sergio Atzeni al centro questa edizione 2015.
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«È giusto provare a raccontarlo, soprattutto alla generazione dopo. Abbiamo il dovere di ricordarlo, e ricordare la Cagliari di quegli anni. E soprattutto il bisogno, il bisogno fisico assoluto di Atzeni di essere non solo sardo ma anche italiano ed europeo. E non è una frase vuota, non è uno slogan. Vuol dire essere anche urbani, anche suburbani. Sapere che la Sardegna non può essere solo la campagna, i silenzi, i pastori, gli agguati. È anche quello, certo. Ma non solo quello. Mi spiace che Atzeni non abbia fatto in tempo a raccontare Sassari e Alghero, chissà cosa avrebbe scritto».
Questa sera alle 20.30 nella piazza del mercato Soriga sarà protagonista insieme a Pietro Picciau dell’incontro dal titolo «Il romanzo storico sardo, da “L’apologo del giudice bandito” a “Le carte del re”». “Il libro di Atzeni e quello di Picciau – anticipa Soriga – raccontano una città, una Castello inventata, ricostruita nella fiction, rendono reale una Cagliari di due epoche diverse ma con una forza molto bella. Picciau ha un italiano più controllato, Atzeni ha quella vena meravigliosa, di invenzione linguistica continua». Il grande rischio per gli scrittori sardi che si misurano con il romanzo storico è spesso quello di essere consolatori, precisa Soriga, «cioè la colpa è di chi ci ha dominato, noi siamo un popolo sfortunato, eccetera. Devo dire che invece in questi due casi non è così. Picciau ad esempio riesce a costruire, con l’accuratezza storica, un vero romanzo, non un saggio travestito da fiction, dove si vuol sapere cosa succede ai personaggi. E questo deve succedere in un buon romanzo, storico o no. E in più non è consolatorio. Tutta la vicenda della “sarda rivoluzione” è raccontata senza sconti. I sardi non ne escono bene, non tutti. E qua mi collego anche all’Apologo di Atzeni: al centro di entrambi i romanzi c’è il rapporto tra governanti e governati. Cioè quanto spazio c’è in ogni forma di governo per una rivoluzione, o un cambio traumatico, e quanto i cambiamenti siano sempre illusori, come ad esempio suggeriva “Il gattopardo”. E il tema governo e governati è più attuale che mai, perché quella che è etichettata come antipolitica è ormai una specie di odio per lo Stato, anche in Sardegna. Assurdo perché la storia sarda dovrebbe averci insegnato che prima dello Stato Italiano noi stavamo peggio, non meglio».
Sarà ancora l’opera di Atzeni al centro del successivo incontro, in programma alle 21.15, con il giornalista Costantino Cossu, lo scrittore Vins Gallico e il docente Antioco Floris, dal titolo “Sergio Atzeni, scrittore sardo, italiano, europeo”. «Atzeni ha dimostrato che raccontare piccoli personaggi di periferia in Sardegna poteva raggiungere la stessa altezza letteraria dei grandi. E che non ci sono parole, comprese quelle dello slang, degli umili, degli incolti, che non abbiano dignità letteraria. Ha dimostrato che non ci sono storie che non possano avere dignità letteraria, e gli ultimi le custodiscono quanto i potenti. E anche sulla sardità ha detto qualcosa di rivoluzionario – conclude Soriga – ricordando che siamo mescolanza».
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