La Nuova Sardegna

«La letteratura non ha frontiere»

di Fabio Canessa
«La letteratura non ha frontiere»

Björn Larsson stasera ad Alghero per presentare il suo nuovo libro “Raccontare il mare”

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La sua abitazione principale è una barca a vela dove trascorre gran parte del tempo, diversi mesi all'anno. A custodire la casa “normale”, quella sulla terraferma, sono migliaia di libri. Una piccola biblioteca dove trovano spazio i volumi preferiti di Björn Larsson. Avido lettore, ancor prima che scrittore di successo, l'autore svedese sarà da oggi in Sardegna per un intenso tour di presentazione (prima tappa stasera ad Alghero, alle 21.30 a Lo Quarter) del suo nuovo libro intitolato “Raccontare il mare” (192 pagine, 15.50 euro) pubblicato come gli altri da Iperborea, casa editrice specializzata in letteratura del nord Europa. Un saggio che raccoglie una serie di prefazioni e scritti di Larsson e si trasforma per il lettore in un'avventura. Un invito a scoprire e riscoprire alcuni dei maggiori esponenti della letteratura di mare: da Conrad a Maupassant, da Colombo a Martinson, da Slocum a Biamonti, da Childers a Mutis. All'appuntamento telefonico per l'intervista (ieri) Larsson risponde proprio dalla sua barca, ormeggiata nel porto di Helsingborg. «Non navigo da un po' – racconta – Sto aspettando la randa nuova».

E cosa le manca di più del veleggiare in mare aperto quando sta a terra?

«Tutta la preparazione, la partenza, il sogno di andare».

Però non vale. Parla di sogno, ma tra le pagine del libro emerge anche una “lezione di realismo” – riportando le parole che usa per Conrad – per tutti noi terraioli che sogniamo la barca a vela e non ci siamo mai saliti sopra.

«Conrad racconta il mare com’è veramente. Si può e si deve sognare, ma senza fare troppo mitologia».

A proposito di mitologia: nel primo capitolo comincia dall’Odissea, ma Ulisse la delude. Perché?

«Nella mia ricerca sulla letteratura di mare sono partito dalla rilettura di Omero e confesso di essere rimasto deluso. Non ovviamente dal poema, ma da Ulisse visto nell’immaginario collettivo come il viaggiatore per eccellenza. Invece non era un marinaio, ma un soldato. Il suo andare per mare non è una scelta, viene condannato dagli dei».

Dalla sua ricerca viene fuori la forte carenza di una letteratura di mare. Anche l’Italia non ha una grande tradizione in tal senso.

«C’è come un buco nero. A parte i soliti grandi autori conosciuti come Conrad, Stevenson, Melville, London sono pochi gli scrittori di romanzi che possono essere indicati come letteratura di mare. Non si parla quasi mai di marinai. Non so bene il motivo, ma forse perché i marinai non hanno paese, sono dei vagabondi dimenticati dalla storia».

Un marinaio era Conrad, per il quale la scrittura era fonte di sofferenza. Per lei? Sembra molto sereno.

«Conrad dopo aver consegnato un manoscritto si ammalava, cadeva in depressione. Io no, certo. Ma devo dire che anche per me la scrittura è fatica e sofferenza».

La felicità è più difficile da raccontare?

«Credo di sì. In un romanzo si può raccontare il cammino verso la felicità o la sua perdita, ma forse non quello stato d’animo. Cosa che invece riesce alla poesia».

Degli autori che cita nel libro con il quale si sente maggiormente in debito come lettore e come scrittore?

«Martinson, premio Nobel svedese. Purtroppo non è stato tradotto in italiano e devo dire che non è facile da tradurre. Ha uno stile unico, lo ammiro molto, ma non posso essere paragonato a lui come scrittore. Ci accomuna casomai una simile visione del mondo, della vita, dell’uomo».

Si sente di incarnare un po' “il nomade sano e iperintellettuale” di cui parla Martinson in un passaggio che riporta anche nel suo libro?

«Forse sono un po' così. Però per intellettuale intendo non un filosofo, ma uno che dà peso alle parole».

Di sicuro è “nomade sano”. Il viaggio caratterizza da sempre la sua vita.

«Mi fanno un po’ paura quelli che stanno sempre nello stesso posto, che non sono aperti allo straniero. Il discorso vale anche per la letteratura, deve navigare senza bandiera, non deve avere frontiere e porti d’attracco».

Lei, almeno di passaggio, un porto d’approdo lo ha trovato nell’Italia.

«Sono profondamente legato al vostro Paese. Anche la mia compagna è italiana».

Gli ultimi sue due libri pubblicato da Iperborea sono saggi. Quando leggeremo un nuovo romanzo di Bjorn Larsson?

«Forse il prossimo anno uno potrà essere pubblicato. Al momento sto lavorando a due romanzi allo stesso tempo, uno già in fase avanzata».

Trae ispirazione anche dallo vivere in barca?

«Più che altro in barca non ci sono grosse distrazioni e posso concentrarmi meglio».

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