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Il rilievo: confusi i resti con i residui

I seggi assegnati a tre partiti che non avevano raggiunto il minimo dei voti per averne diritto


22 luglio 2015


CAGLIARI. Prima domanda: perché il Consiglio di Stato ha bocciato quattro eletti? Seconda domanda: dopo il valzer dei seggi cambierà qualcosa nella politica di tutti i giorni?

La sentenza. Per farla molto semplice, i giudici hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Raffaele Soddu per Zanchetta, Gaia e Congiu. Poi hanno scritto che La Base, voti validi 4.931, l’Idv, 7.578, e Irs, 5.635, nel 2014 non dovevano partecipare alla ripartizione dei seggi non assegnati con il quoziente pieno al centrosinistra. Perché? Perché, nello spoglio, quei tre partiti «non sono andati oltre l’unico sbarramento previsto all’interno delle coalizioni, il quoziente pieno». Cioè: sono rimasti al di sotto del tetto degli 8.330 voti che nel caso dell’alleanza vincente, quella capeggiata da Pigliaru, valevano appunto l’assegnazione di un seggio senza passare attraverso il complicato calcolo dei resti. E ancora più nello specifico, hanno aggiunto: «L’ufficio elettorale centrale ha confuso quei voti residui dei tre partiti sotto la soglia con i resti e quindi ha reso possibile la ripartizione anche fra le liste che dovevano essere invece escluse a priori visto che non avevano conquistato neanche un quoziente pieno». Siccome la coalizione era formata da 11 partiti, esclusi i tre sotto il minimo previsto, «la stessa ripartizione dei seggi non assegnati col quoziente pieno doveva essere effettuata solo fra gli 8 che quello stesso sbarramento avevano superato». Ed è per questo che Upc (con due resti alti) e il Partito dei sardi (un resto alto) sarebbero rientrati in gioco fino a vedersi assegnati quei tre seggi ballerini. Ma secondo una diversa interpretazione il calcolo dovrà essere rifatto di nuovo su tutti gli 8 partiti oltre la soglia ed è per questo che potrebbero esserci altri avvicendamenti in Consiglio. Va poi spiegato perché i giudici sono entrati anche nel merito dell’assegnazione del seggio al Movimento Zona franca visto che nessun candidato del centrodestra aveva ricorso contro la legge elettorale. La risposta è che Zanchetta e gli altri due hanno presentato l’appello non solo come candidati non eletti ma anche come cittadini elettori. È per questo motivo che il Consiglio di Stato ha applicato lo stesso criterio del quoziente pieno non raggiunto anche nella ripartizione dei seggi fra gli sconfitti del centrodestra. In particolare ha annullato il seggio conquistato dal Movimento perché si è fermato a 11.209 voti validi, mentre per partecipare al calcolo dei resti avrebbe dovuto superare i 12.251 assegnato all’opposizione come quoziente pieno. Non l’ha raggiunto e dunque quel seggio va dirottato su un altro partito che dovrebbe essere Fdi-An, cioè quello con il resto più alto nello stesso centrodestra.

La nuova mappa. Nella sostanza i rapporti di forza non cambiano: 36 seggi compreso Francesco Pigliaru per il centrosinistra, 24 all’opposizione. Quello che potrebbe subire un sussulto interno è proprio il centrosinistra al governo. Scompare l’unico partito indipendentista, Irs, non c’è più traccia della Base e neanche dell’Idv, che insieme erano una delle due gambe del gruppo Sardegna Vera, le altre due sono l’Upc (da cui però di recente Gaetano Ledda era uscito proprio per passare alla Base) e il Psi. Si rafforza il Partito dei sardi che da due consiglieri passa a tre con l’arrivo di Congiu e quindi avrà più peso anche il neo gruppo «Sovranità, democrazia e lavoro» costituito con il Cd e parte di Sinistra sarda. Infine, se le previsioni saranno confermate e se ci sarà il rientro a casa di Ledda l’Upc avrà il triplo della forza attuale in Consiglio. (ua)

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