La Nuova Sardegna

La costa di Sassari: agonìa tra abbandono e incuria

di Luigi Soriga
La costa di Sassari: agonìa tra abbandono e incuria

Dal Lido Iride a quello di Sorso e Marritza emerge il disinteresse della politica Niente sicurezza con pochi cartelli di pericolo, tante “bombe” pronte a esplodere

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SASSARI. Platamona che cade a pezzi, da oggi non è più solo un modo di dire. Purtroppo capita che le frasi fatte talvolta si appiccichino alla realtà.

La parola degrado da decenni si sposa con Platamona, è un’associazione di termini che viene automatica. La cosa che stupisce, è che il degrado sia piovuto giù in tutto il suo fragore forse nel punto in cui nessuno poteva aspettarselo. Ma per questo fa ancora più rumore: perché la Rotonda ha un enorme valore simbolico, è la propaggine marina dei sassaresi e anche uno dei pochi baluardi rimasti contro la metastasi dell’abbandono.

Tutto il litorale, a pensarci bene, è una enorme bomba a orologeria innescata dal tempo, dai decenni di incuria, dal maestrale, dalla salsedine, dal menefreghismo della politica. Prima o poi il disastro, doveva succedere, era solo questione di tempo.

Lido di Sassari. Certo, chiunque avrebbe scommesso su altri luoghi, e c’era solo l’imbarazzo della scelta. Il più scontato era senza dubbio il Lido di Sassari, al quale va sicuramente il record di pericolosità in tutto l’arenile. Basterebbe un’occhiata per starne alla larga. Quei mozziconi anneriti della vecchia spaghetteria sembrano cadere giù al primo soffio di vento, assieme agli altri scheletri fatiscenti e ai cumuli di macerie pericolanti. Il Comune di Sassari sostiene di aver messo in sicurezza l’area, di aver interdetto l’accesso e delimitato il sito. Ma non sono sicuramente quattro cartelli e una recinzione sgangherata a garantire l’incolumità pubblica. Quando il sole picchia duro, quelle tettoie traballanti si trasformano per decine di ragazzi in enormi ombrelloni gratuiti sotto i quali consumare un panino o una bevanda. Anche un bambino di cinque anni riuscirebbe a scavalcare una rete piegata in due e alta un metro. E infatti ogni giorno, dentro il perimetro del Lido di Sassari, gironzolano con grande ottimismo e sprezzo del pericolo decine di bagnanti, incuranti delle mannaie che penzolano sopra le loro teste.

Lido Iride. Stesso identico discorso vale per il versante di Sorso, che quanto a insidie non ha nulla da invidiare. Anche il Lido Iride è una potenziale distesa di agguati, con il suo cemento crivellato dai decenni e i muri in bilico col destino. Però è vero che l’amministrazione Morghen avrebbe volentieri raso al suolo e cancellato ogni pericolo con una ruspa, se la Soprintendenza e la legge italiana non avessero elevato quei ruderi fatiscenti al rango di monumento storico. Il Comune allora ha cercato di blindare il sito con una corposa recinzione metallica, ma anche in questo caso, contro gli intrusi incoscienti non c’è recinzione che tenga.

Marritza. Ma il rischio più esteso rimane sicuramente lungo tutto il litorale eroso di Porchile e Marritza, dove il mare ha scavato nella sabbia e rosicchiato la roccia, trasformando i costoni in pareti fragili e a rischio frana. E fa impressione vedere schiere di asciugamani allineati sotto queste colline ormai instabili. E case costruite sulle cima, che trent’anni fa guardavano le onde da lontano, protette da un’ampia striscia di sabbia, e che ora si ritrovano a picco sul mare.

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