La Nuova Sardegna

LE TESTIMONIANZE »L’INCUBO IN SPIAGGIA

di Salvatore Santoni

SASSARI. «Non dimenticherò mai questo giorno». Lo ripete in continuazione Aysel, la giovane mamma che ieri pomeriggio si trovava in spiaggia insieme alla figlia Cristina e al cognatino Giovanni. Il...

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SASSARI. «Non dimenticherò mai questo giorno». Lo ripete in continuazione Aysel, la giovane mamma che ieri pomeriggio si trovava in spiaggia insieme alla figlia Cristina e al cognatino Giovanni. Il loro ombrellone era piantato proprio davanti alla scalinata centrale della Rotonda di Platamona, a pochi metri dal punto in cui una pioggia di macigni è piombata improvvisamente addosso a sette giovani che si erano sistemati all’ombra del muraglione.

Al momento del crollo, intorno alle 13,30, la spiaggia pullulava di bagnanti. La donna è stata fra i primi a prestare soccorso ai giovani rimasti sotto le macerie. Al suo fianco c’erano anche alcuni giovani senegalesi: hanno capito fin da subito la gravità della situazione e si sono messi a scavare a mani nude insieme agli altri. Nella concitazione Aysel gridava di tutto pur di richiamare l’attenzione su uno dei sette che da subito è sembrato essere più in difficoltà rispetto agli altri. Uno di loro è stato travolto dal macigno più grosso e pesante. La donna lo ha come adottato all’istante, facendo di tutto pur di catalizzare l’attenzione degli altri bagnanti sulla grave situazione del ragazzino. «È come se sotto le macerie ci fosse stato mio figlio – racconta la giovane mamma –, e infatti a un certo punto ho urlato: «Sì è mio figlio, è mio figlio, aiutatemi», anche se non è così. Uno spavento così grande fino a ora non l’avevo mai provato: mi ricorderò di questo giorno per tutta la vita».

Nel frattempo, bagnanti e vigili del fuoco cercavano di fare leva con gli stessi tronchi di legno che sono venuti giù insieme alla recinzione mentre la donna spronava il ragazzo a resistere. «Cercavo di parlargli – conclude la donna – per tranquillizzarlo e tenerlo cosciente, gli lavavo la faccia per pulirlo dalla polvere. All’inizio sembrava esanime ma, una volta liberato dal masso che lo stava schiacciando, si è ripreso e noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo». La Rotonda di Platamona è il simbolo delle estati sassaresi, una terrazza che punta sul golfo dell’Asinara. Ci sono auto parcheggiate, le fermate dei bus, un passaggio continuo di bagnanti su e giù per la scalinata centrale e tanti asciugamani in fila all’ombra del grande muro che gli dà gambe per poggiare sull’arenile. Ieri, la Rotonda, ha ceduto in un istante facendo piovere sopra sette giovani il macigno del degrado che aleggia nella zona, diventando in pochi minuti crocevia di volanti, ambulanze ed elisoccorso. Rosita era rivolta verso la scalinata mentre chiacchierava con la comare. Loro la scena del crollo se l’hanno vista scorrere davanti agli occhi per intero, come un incubo che si materializza in piena pace balneare, mentre le onde accarezzano le caviglie sulla battigia. «Ho visto il muro sbriciolarsi addosso a quei ragazzi e subito una nuvola di detriti alzarsi da terra: è stato terribile, mi sento ancora il cuore in gola», racconta la donna, che aggiunge: «Poi siamo corse a dare una mano per estrarre i ragazzi dalle macerie; del resto ricordo solo una gran confusione e tanta paura». Il gazebo che si occupa dell’accoglienza dei disabili si trova a poche decine di metri dal muro crollato, sul lato ovest della Rotonda e al centro della ragnatela di passerelle predisposte all’inizio della stagione. Per qualche ora i pochi metri quadrati di ombra sono diventati un piccolo ospedale da campo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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