Gli operatori: «Ora una cabina di regia»
Indagine tra pastori, coop e caseari su come sfruttare il mercato favorevole: prodotti diversificati e tetti alle quote latte
SASSARI. Botta e risposta su prezzi e tenuta dei formaggi: con tante sorprese finali. Da un questionario distribuito tra allevatori, caseari, dirigenti coop e altri operatori di peso scaturiscono almeno tre giudizi. Tutti molto chiari. Primo: il momento positivo, con parmigiano reggiano e a grana padano superati dai pecorini, è dovuto a meccanismi interni al mercato, vedi la limitata produzione e il cambio favorevole euro-dollaro per l'export. Secondo: è indispensabile una cabina di regia pastori-trasformatori. Terzo: mantenendo gli attuali livelli di conferimento del latte ovino e le quote destinate al romano, si dovrebbe orientare di più la diversificazione verso le altre due dop, Fiore sardo e Pecorino sardo. Tutto per fare cassa, tesaurizzare le nuove risorse in azienda e incrementare il programma sul benessere animale.
Le valutazioni. Questi punti fermi emergono da un'indagine sul campo. L'hanno condotta tra 28 opinion leader Giuseppe Pulina, docente del dipartimento sassarese di Agraria, oltre che commissario straordinario dell'Ente foreste, e Luca Saba, direttore regionale di Coldiretti. I risultati più analitici dello studio saranno presentati sabato in un convegno a Banari. Ma già da un esame sommario dei dati è possibile farsi un'idea precisa.
L’andamento. «Spinto da aumenti su tutta la gamma di formaggi, il prezzo del latte ovino in Sardegna è in costante crescita da 2 anni _ ricordano in premessa i due autori della ricerca _ Continua ad andare benissimo per l'isola l'andamento del romano. Che, da solo, costituisce oltre il 60% dell'intera produzione isolana, attestata nella campagna appena trascorsa sui 500mila quintali». Dalle quotazioni ufficiali Ismea risulta che il romano è oggi venduto a 2 euro in più di reggiano e padano. Molti analisti reputano si tratti della fase positiva del classico ciclo del valore del latte, evidenziabile dagli andamenti registrati dall'Osservatorio regionale filiera ovicaprina di Laore. Oltre che di un picco della domanda, che genera prezzi crescenti, quindi sovrapproduzione e poi la caduta degli stessi prezzi. «Ma altri invece scorgono l'anomalia del perdurare della congiuntura favorevole _ sottolineano gli studiosi _ E perciò questi ultimi si domandano quali fattori siano entrati i gioco per consentire questa crescita così marcata».
Interrogativi. «L'elevata remunerazione del latte agli allevatori appare soddisfacente a compensare i costi di produzione», fanno sapere nelle risposte ai questionari gli opinion leader. E questo nonostante il prezzo del romano derivi,in buona parte, da una carenza di latte: così l'attuale produzione di oltre 300 milioni di litri è considerata adeguata dalla maggioranza, ma non sufficiente da un quarto degli intervistati.
Categorie commerciali. Circa il romano, poi, informano ancora Pulina e Saba, 7 operatori su 28 considerano sbagliato continuare a produrre questo formaggio nell’ordine del 60% e preferirebbero vederlo fissato a un limite del 40%. La quasi totalità delle persone contattate per l’inchiesta ritiene inoltre che debbano essere siglati accordi interprofessionali in grado di regolare, oltre al prezzo, le quantità di latte o di merci trasformate.
Cambiamenti. Fioccano quindi i suggerimenti su come diversificare i prodotti: non solo dop, anche formaggi molli, e poi una rivisitazione del disciplinare per il romano con meno sale. Infine, la maggioranza degli operatori considera i risultati della misura sul benessere animale più che sufficienti. E chiede perciò d’introdurre informazioni adeguate sulle etichette di vendita.
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