La Nuova Sardegna

Roberto Vecchioni, il mercante di luce

di Pasquale Porcu
Roberto Vecchioni, il mercante di luce

Ieri il cantante-scrittore a Sassari per “Sulla terra leggeri”

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SASSARI. «Ho conosciuto il dolore/ Era il figlio malato /La ragazza perduta all'orizzonte/ Il sogno svanito, la miseria/Dopo l'avventura era/il brigante all'angolo/ Che mi chiedeva la vita/ Era il presuntuoso tumore/ che mi porto dentro/.....».

Le parole per Roberto Vecchioni, cantautore, poeta, docente hanno ancora un senso. Sono parole di una canzone che, spesso, non hanno musica. «Sono canzoni che recito nei miei concerti – dice il cantautore milanese che ieri sera ha dialogato con Lella Costa nello spazio del Mercato Civico di Sassari nell'ambito del festival “Sulla terra leggeri” –. Non credo di essere un grande poeta. Sono versi che riguardano la mia vita, ma forse, non solo la mia. Mi fa piacere se qualcuno li legge e soprattutto se possono portare sollievo a chi ne volesse godere”.

Con la Costa ha parlato soprattutto del suo ultimo libro “Il mercante di luce” pubblicato da Einaudi, che ha già venduto 60 mila copie.

«Si tratta di un dialogo tra un padre e un figlio. Un genitore che cerca di spiegare al figlio perché e quanto sia importante la cultura classica, quali valori ci trasmette e perché quei valori sono attualissimi anche oggi».

In questo momento sta girando l'Italia con due spettacoli, uno di sue canzoni e uno tratto dal suo ultimo libro “Il mercante di luce”. Qual è il pubblico del suo recital?

«Vedo un pubblico vario, moltissimi giovani che vogliono soddisfare le curiosità che animano ragazzi dei licei sia classici che scientifici e artistici. Vogliono capire se davvero la cultura, in particolare quella classica, serva a qualcosa o se studiarla sia una perdita di tempo. Fanno molte domande e mi sembrano davvero interessati agli argomenti trattati. Ma poi vengono anche molti adulti, i genitori che hanno sempre mille dubbi sulla educazione che hanno dato o cercano di dare ai loro figli. Insomma mi sembra una esperienza positiva. E la grande partecipazione ai festival della letteratura, da Mantova a Pordenone e Viterbo, solo per citarne alcuni, dimostra che c'è un gran bisogno d questi eventi. Ovviamente interessano solo una parte della gente, ma credo, per quanto mi riguarda, che si tratti della gente migliore».

A proposito di parole, da qualche tempo vedo che ha messo su una newsletter attraverso cui dialoga con amici, fans e conoscenti.

«Trovo che sia uno strumento di dialogo interessante. Ricevo molte domande alle quali cerco di rispondere Mi propongono molti temi. Ci sono argomenti che mi lasciano quesiti importanti che mi appassionano e mi fanno riflettere».

Magari suggeriscono spunti anche per qualche canzone. A proposito, che tipo di musica scolta?

«Mi piace ascoltare tutta la musica. E ne ascolto tanta. Ma preferisco la musica degli anni Sessanta e degli anni Settanta.Quella degli anni Ottanta no, mi interessa molto meno. Per quanto riguarda la musica internazionale, per esempio, ascolto da Elvis Presley a Bruce Springsteen...»

C'è anche molta musica italiana che merita di essere ascoltata e valorizzata meglio, penso ad autori come Sergio Endrigo

«Sono d'accordissimo. Ascolto tutti gli autori della “Scuola genovese”, li trovo bravissimi. Le dirò una cosa: sa su quali autori terrò il mio corso di Letteratura all'università di Pavia, da settembre? Su Gino Paoli e Sergio Endrigo».

Come mai proprio questi due autori?

«Per la semplicità assoluta della scrittura, per la grandezza fantastica della musica. In una parola, perché sono autori che usando il linguaggio della vita quotidiana riescono a descrivere grandi emozioni e soprattutto le vite delle persone che le provano».

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