La Nuova Sardegna

«Chilometri lasciati nell’incuria»

di Salvatore Santoni
«Chilometri lasciati nell’incuria»

Preoccupazione tra i bagnanti che criticano i politici: pericoli e zero servizi

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SORSO. La prima domenica dopo il disastro, l’eco dei macigni della Rotonda di Platamona corre lungo i 18 chilometri della costa sorsense, rimbalza dalle macerie dell’ex lido Iride alle fragili falesie di Marritza passando per le spiagge “Bandiere blu” e la Marina di Sorso. Lungo il litorale i bagnanti si guardano attorno, fanno attenzione a sistemare ombrellone e asciugamano al sicuro, lontani dai muri e manufatti battuti dal maestrale. E le critiche per la carenza di servizi, sicurezza e decoro crescono di sdraio in sdraio. La chiusura della Rotonda non piace al gestore del lido “Titanic”, il chiosco che sorge a un palmo dalla Rotonda, nel territorio del comune di Sorso. «Siamo dispiaciuti per quello che è successo ai ragazzi, ed è giusto che la zona sia interdetta. Ma è anche vero che questo penalizza la nostra attività: noi lavoriamo con il turismo di passaggio e posso dimostrare che il blocco del traffico ci ha fatto perdere il 60% di incassi. Per noi è vitale riavere la Rotonda aperta il prima possibile», spiega Claudio Derudas. Qualche centinaio di metri più avanti, ai piedi del “Gazzosa Beach”, fra i bagnanti c’è una mamma che discute con alcune amiche del crollo di martedì. «La notizia mi ha spaventata, non l’ho presa per niente bene. Io ho una figlia di 15 anni: poteva esserci lei sotto quelle macerie», spiega Sara, che si mostra critica verso la carenza di sicurezza e di servizi in spiaggia: «Comodità e sicurezza non ce ne sono, si viene qua perché è vicino ma se potessi andrei ad Alghero. Qua non ci sono bagni “normali” (non chimici, ndc) e non una doccia ma nemmeno una fontanella. E poi del lido Iride ne vogliamo parlare? Io lo demolirei». A pochi metri, Domenico è fra i più critici: attribuisce molte delle responsabilità alla politica. «Abbiamo un’immensa ricchezza naturale abbandonata dai nostri governanti. Di recente sono andato a Bosa e ho trovato un’offerta di servizi eccezionale. Qua, invece, facciamo ridere. Ogni nuova amministrazione che subentra, sia di destra sia di sinistra, promette di rifare il lido Iride, di migliorare i servizi e riqualificare la zona. Il risultato è che in tutti questi anni non è stato fatto niente di niente: la politica interviene sempre dopo i disastri». All’Iride gli operai hanno messo in sicurezza la malandata recinzione che custodisce l’incompiuta regina della fascia costiera. Hanno sigillato (quasi) tutti i varchi per evitare che i bagnanti transitino a pochi centimetri da tonnellate di cemento armato scricchiolante: un rischio che fino a pochi giorni fa era possibile prendere. Ieri sul lato ovest un aquilone è finito all’interno dell’area: per i piccoli padroncini recuperarlo è stato facile. «Io ricordo il lido Iride quando era in pieno splendore – commenta Gianpiero -, quelli sì che erano bei tempi. Ricordo che qua passavano a pulire le spiagge con regolarità, ora è pieno di sporcizia». Nel parcheggio arrivano Gianni e Marina. Loro frequentano l’arenile all’altezza del lido “Delfino”. «Andava ristrutturato, magari sacrificando le vecchie cabine», dice l’uomo. «Ho trovato pezzi di vetro e canne. Purtroppo non puliscono, anche se la zona è frequentata da famiglie con anziani e bambini piccoli. Non si fa niente che possa garantire un minimo di fruibilità»,

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