Rischio sciopero a Ottana Energia
L’impianto potrebbe fermarsi per 24 ore se oggi l’azienda non darà risposte ai sindacati sull’aumento dei carichi di lavoro
OTTANA. A un passo dallo sciopero. Lo stato di agitazione proclamato nei giorni scorsi dai lavoratori della centrale termoelettrica di Ottana Energia potrebbe trasformarsi oggi in sciopero generale di 24 ore con il blocco totale degli impianti.
Il condizionale è d’obbligo perché lo sciopero, che metterebbe a rischio l’attività della centrale anche nell’ambito del sistema di essenzialità della rete elettrica sarda, potrebbe rientrare all’ultimo momento. Tutto dipende dalle risposte dell’azienda rispetto alle richieste dei lavoratori e dei sindacati. Il tavolo della discussione è ancora aperto.
Lo scontro. A inasprire i rapporti tra le parti, dando vita a un braccio di ferro dagli esiti imprevedibili, è stata la decisione unilaterale dell’azienda del gruppo Clivati di ridurre l’organico dei turnisti da sette a sei lavoratori, aumentando così i carichi di lavoro già di per se gravosi per il consistente taglio da 13 a 7 unità operato negli ultimi anni nel settore dei turnisti. La richiesta di ripristinare le dimensioni dell’organico almeno a sette unità è stata inutile.
Il timore. La paura dei lavoratori è che il taglio possa portare a una riduzione complessiva del numero degli addetti attestato finora intorno alle novanta unità. Da qui la protesta dei lavoratori che potrebbe portare alla paralisi totale dell’attività. La sciopero generale, pur proclamato ufficialmente, potrebbe, comunque, rientrare all’ultimo minuto qualora l’azienda dovesse fare un passo indietro.
Ottana Polimeri. Intanto, alzano la voce anche i lavoratori della vicina Ottana Polimeri (gruppo Clivati-Indorama) in cassa integrazione da novembre del 2014.
Le prospettive di ripresa della produzione del Pet (plastica per bottiglie), annunciate più volte dopo ogni incontro al tavolo regionale compreso l’ultimo dell’8 luglio, sembrano ancora lontane.
Al punto che i cassintegrati, riuniti nei giorni scorsi in assemblea all’esterno della fabbrica chiusa, hanno diffuso un documento nel quale manifestano tutte le loro perplessità sui risultati (e le promesse) degli incontri.
Caso Sarroch. «La domanda che ci poniamo – si legge nel documento – è una sola: si sta facendo qualcosa, abbastanza o nulla, per fare cedere all’Eni l’utilizzo dell’impianto di Sarroch ormai fermo, per fare ripartire la filiera sarda del Pet?».
Lo stabilimento del cagliaritano, di proprietà dell’Eni, è, infatti, indispensabile per la produzione del paraxilene, materia prima necessaria per mandare avanti il ciclo produttivo di Ottana. I sindacati hanno da tempo chiesto l’impegno della Regione ad aprire un tavolo con l’Eni per conoscere le prospettive dell’impianto di Sarroch e cederlo alla stessa Ottana Polimeri. Finora, però, non è arrivata alcuna risposta. L’unica certezza sono i ritardi della Regione. «Gli appuntamenti con l’assessorato regionale all’Industria e con lo stesso presidente Pigliaru – sottolineano i lavoratori – sono stati periodici, ma alla lunga poco produttivi». La ripresa della mobilitazione è dietro l’angolo.
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