La Nuova Sardegna

Via alle grandi manovre dopo la sentenza choc

di Umberto Aime

Oggi la decisione della giunta delle elezioni sul quarto consigliere in arrivo Nuovi rapporti di forza fra i gruppi in Aula. Annunciata una stagione di ricorsi

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CAGLIARI. Le grandi manovre sono cominciate. Senza nessuna offesa all’istituzione e neanche alla bandiera dei Quattro Mori, dalla sentenza degli «onorevoli dentro o fuori» in poi il Consiglio regionale è diventato una polveriera. Forse è troppo sostenere che lalegislatura potrebbe saltare, l’unico che può farlo è il governatore Francesco Pigliaru con le dimissioni ma non le presenterà, però c’è una certezza: da oggi in poi nulla sarà più uguale a prima, in via Roma. Perché oltre a pensare su come uscire dal rebus dei quattro consiglieri giubilati e dei quattro subentranti, ormai i partiti guardano tutti al di là della sentenza choc del Consiglio di Stato.

L’attesa. Oggi la giunta delle elezioni dovrebbe scegliere la miglior soluzione per evitare che i lavori del Consiglio si blocchino per poche settimane o fino a quattro mesi. Però nel frattempo la stessa giunta è attraversata da un bel po’ di problemi. Oscar Cherchi (Partito dei sardi) e Alessandro Unali (Sinistra sarda) si sono dimessi «per favorire con senso di resposabilità – è la dichiarazione – un nuovo riequilibro fra i gruppi rappresentati». Si sono sentiti di farlo dopo l’ingresso nell’aggregazione «Sovranità, democrazia e lavoro», in cui sono confluiti Cd, Partito dei sardi e parte di Sinistra sarda. Un riequilibrio comunque necessario per evitare che Sdl avesse nella giunta delle elezioni ben tre rappresentanti. Cioè: Cherchi e Unali, oltre ad Anna Maria Busia del Cd. Al posto dei due dimissionari dovrebbero entrare – anche se la decisione spetta al presidente del Consiglio Gianfranco Ganau – Franco Sabatini (Pd) ed Emilio Usula (Rossomori-Soberania), che è stato fra i primi a sollecitare il riequilibrio.

Rapporti di forza. Stando così le cose: al momento del voto di oggi sulla soluzione per evitare il caos, la maggioranza potrà contare su Eugenio Lai di Sel, presidente della giunta, Pietro Cocco e Franco Sabatini del Pd, Mondo Perra (Psi), Busia (Cd) e Usula (Rossomori). La minoranza su Pietro Pittalis (Forza Italia), Christian Solinas (Psd’Az) e Paolo Truzzu di Fdi, che oggi però sarà assente. Il centrosinistra ha quindi dalla sua una larga maggioranza, ma di solito le decisioni della giunta sono concordate e bisognerà vedere su quali punti sarà trovato l’accordo. Le opzioni sono tre. La prima sollecitare al Consiglio di Stato un’interpretazione autentica della sentenza che ha promosso Pierfranco Zanchetta e Antonio Gaia dell’Upc e Gianfranco Congiu del Partito dei sardi al posto di Efisio Arbau (La Base), Gavino Sale (Irs) e Michele Azara (Idv). Ma soprattutto chiedere ai giudici amministrativi chi secondo loro dovrebbe subentrare a Modesto Fenu (Zona franca) anche lui vittima della rilettura della legge sul quoziente pieno (necessario per il Consiglio di Stato) nelle coalizioni per assegnare i seggi. Le altre due opzioni meno accreditate sono: far ripetere il conteggio dei voti all’Ufficio centrale della Corte d’appello, oppure decidere in autonomia. Qualunque possa essere la scelta si sa cosa accadrà dopo: comincerà una lunga stagione di ricorsi.. Anche di questo parleranno i capigruppo convocati nel primo pomeriggio dal presidente Ganau.

Ordine sparso. Dopo la sentenza, ecco i primi effetti. Il gruppo «Sardegna Vera» (La Base-Upc-Psi) si è sciolto e con l’ingresso di Zanchetta e Gaia l’Unione popolare cristiana potrebbe costituire gruppo a sè. C’è però da chiarire la posizione di Gaetano Ledda, che poco prima della sentenza era passato proprio dall’Upc (lista con cui è stato eletto) a La Base. Anche nel centrodestra il verdetto ha spazzato via una formazione: è «Sardegna» di cui facevano parte oltre a Fenu (Mzf) Mario Floris (Uds) e Paolo Truzzu (Fdi). I due sopravvissuti sono rientrati a far parte del Misto, ma presto potrebbero rimettere assieme il vecchio gruppo se, come si vocifera, il quarto neo consigliere sarà Gianni Lampis di Fdi.

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