Abbanoa: pagate subito il deposito
La società dopo la sentenza che le dà ragione invierà le lettere di sollecito
CAGLIARI. Ci sarà ancora un po’ di polemica, ma ad Abbanoa sembra non interessare. Il gigante dei rubinetti ha già metabolizzato il risultato della sentenza. Abbanoa può chiedere il deposito cauzionale ai 37mila sardi che ancora non lo hanno fatto.
E fa sapere che già dalla prossima settimana partiranno i solleciti di pagamento. «La sentenza del tribunale di Nuoro ha bocciato la richiesta dell’Adiconsum di bloccare i pagamenti delle cauzioni richieste lo scorso autunno - scrive Abbanoa -. Aggiorniamo l’elenco delle utenze che ancora non hanno adempiuto all’obbligo di pagamento che scadeva tra maggio e giugno».
Abbanoa ribadisce anche la volontà di portare avanti il piano per le regolarizzazioni anche se le associazioni dei consumatori avevano chiesto uno stop estivo.
Sono 37mila, su un totale di 715mila clienti, quelli che riceveranno i solleciti. Le cauzioni non versate arrivano a un totale di 2,7 milioni di euro. Soldi indispensabili per i bilanci della società. Ma Abbanoa ne fa anche una questione di diritto. «I depositi funzionano come la caparra nei contratti d’affitto – spiegano –. Si pagano una sola volta e in caso di cessazione del contratto, vengono restituiti maggiorati degli interessi legali. È utile ricordare anche come siano esenti dal pagamento dei depositi cauzionali le famiglie a basso reddito, per le quali è applicata la tariffa agevolata no tax. E non paga anche chi ha attivato la domiciliazione bancaria e postale. Il valore dei depositi cauzionali è pari a un quarto degli importi medi fatturati per tipo di utenza nell’arco di un anno. Alle domestiche, che rappresentano la stragrande maggioranza, viene applicato un deposito di 52 euro che è pari a un quarto di 208 euro: la spesa media annua di una famiglia per il servizio idrico integrato. Ulteriori agevolazioni sono previste per le associazioni no profit e gli edifici di culto che hanno consumi inferiori ai 500 metri cubi. Basta presentare una autocertificazione che attesti i bassi consumi».
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