Cgil: no alla privatizzazione Saremar
Il sindacalista Franco Monaco: l’Authority ha bocciato la clausola salva personale. La Regione deve fermare il bando
OLBIA. Altolà dall'Autorità garante della concorrenza al processo di privatizzazione dei servizi svolti dalla Saremar in liquidazione. Rispondendo a un quesito posto dalla Regione, l’Authority nella seduta del 18 giugno scorso (pubblicato sul bollettino del 27 luglio), ha posto un serio ostacolo al progetto dell'assessore regionale ai Trasporti, Massimo Deiana, per quanto riguarda la clausola sociale finalizzata al mantenimento dell’occupazione. Cioè uno strumento di protezione dei lavoratori a rischio.
Il quesito posto dalla Regione riguardava se e in che misura (anche come premialità nella scelta dell’offerta economicamente più vantaggiosa) potesse trovare attuazione la clausola sociale anche nelle gare per l’affidamento dei servizi di cabotaggio marittimo. La risposta dell’Authority è stata di netta disapprovazione, «perché in questo modo si riduce l’interesse alla partecipazione da parte di nuovi operatori e dunque ad influenzare in modo anticoncorrenziale l’esito stesso della gara». Un parere pesante che, se non rispettato, spianerebbe la strada a sicuri ricorsi, come è avvenuto per le privatizzazioni della Toremar e della Caremar, gettando forte incertezza sulla continuità del servizio e sull'occupazione.
In altre parole, il piano Saremar della Regione vacilla proprio sul fronte della salvaguardia occupazionale. All’attacco la Filt Cgil: «L’assessore Deiana a questo punto deve fare un passo indietro – dice Franco Monaco, della segreteria regionale – rivedere la sua posizione e arrendersi all'evidenza di una scelta politica da tutti voluta per il mantenimento del servizio dentro una società a partecipazione pubblica». «Abbiamo evidenziato e avanzato proposte sui due temi cardine su cui poggia la vertenza Saremar – aggiunge Franco Monaco – il primo è appunto la salvaguardia dell’occupazione, il secondo è la qualità del servizio che garantisca una vera continuità territoriale e quindi sviluppo per le comunità delle isole minori. Per quanto riguarda l’occupazione, l’unica soluzione per noi resta il mantenimento del servizio dentro una società a partecipazione pubblica. Sulla qualità del servizio, invece, abbiamo più volte ribadito che il collegamento con le isole è un servizio pubblico essenziale. E pubblico deve restare. La normativa europea lo prevede, l'accordo Stato-Regione lo stabiliva, le organizzazioni sindacali lo rivendicano da sempre, le comunità e le istituzioni delle isole interessate lo richiedono, gli stessi partiti della maggioranza, che esprime la giunta regionale, hanno formalizzato tale scelta con un apposito ordine del giorno in consiglio regionale».
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