La Nuova Sardegna

I danni dopo il rogo: Costa Corallina in cenere

di Guido Piga
I danni dopo il rogo: Costa Corallina in cenere

Tra i turisti in fuga dal fronte dell’incendio anche una coppia toscana Per la seconda volta la loro casa è stata distrutta dalla furia delle fiamme

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OLBIA. Dalla terra sale un forte calore, la cenere sprigiona nell’aria un odore acre. Una stradina sterrata taglia in due la collina di Costa Corallina andata in fiamme solo poche ore prima. In cima, c’è un paesaggio che si definisce lunare, è tutto bruciato. La vista, da lì, spazia sulla spiaggia di Porto Istana e su Tavolara. Il contrasto è nettissimo: là il turchese, qui il nero.

Non è la prima volta che questa immagine si imprime negli occhi di chi frequenta Costa Corallina e Porto Istana. È un’area con un’alta percentuale di incendi, questa. Basta fare una piccola ricerca per avere risultati su numerosi incendi, su fughe nelle spiagge, lacrime e terrore, soccorsi in extremis e rabbia. Anche martedì è stato così: maestrale fortissimo, e fiamme. Non c’è ancora la certezza che il fuoco - partito alle 15,20, domato intorno alle 19, dopo aver distrutto una casa e 35 ettari - sia di origine dolosa, ma è una pista (la più accreditata) battuta dagli investigatori della forestale.

Una brutta, bruttissima replica del passato. Per tutti, e in particolare per una famiglia di Firenze. Lui si chiama Enrico Ferrari-Bravo, lei Vanna Van Straten. Sono una coppia di intellettuali: avvocato e studioso di musica il marito, artista e dirigente dell’associazione Libera di don Ciotti la moglie. Vengono in Sardegna dal 1980. «Sempre qui, a Costa Corallina: a noi piace il mare, ma non quello dove c’è troppo movimento, troppi vip - dice lei -. Noi amiamo la Sardegna, tutta, l’abbiamo sempre girata in lungo e largo».

Dell’isola conoscono anche la piaga degli incendi. Due case, due volte distrutte dai roghi. La prima volta, sempre a Costa Corallina, nell’agosto del 1989: quello in cui morirono cinque persone. La seconda avant’ieri, l’unica a essere stata investita dalle fiamme sui 270 immobili, grandi e piccoli, del consorzio di Costa Corallina.

«Si è divertito sin qui, sino al nostro cancello, il fuoco – dice Enrico Ferrari-Bravo –. Poi si è fermato, per fortuna degli altri, ben inteso. Ma, per dirla tutta, ce l’ha un po’ con noi, il fuoco...».

La villetta è quasi del tutto distrutta. Le fiamme l’hanno attaccata da due lati, proprio al confine con i terreni del consorzio. Bruciati gli interni, salvo solo un pianoforte, la passione della famiglia. Niente luce elettrica; una palma in parte bruciata, chissà se si salverà. Anche qui, tutto nero intorno e poi, davanti, la maestosità di Tavolara.

«È tutto strano, vero?» Chiede Vanna Van Straten. Lo è, ma è lo ancor di più la calma che mostrano lei e il marito.

«Se abbiamo avuto paura? Certo – rispondono –. Ma come abbiamo visto il fumo, siamo andati via, verso il porto. Come tutti. Non abbiamo rischiato. Perché, insomma, un po’ sappiamo come fare...».

Era già successo, in quel tragico 1989 in Gallura. Perdere due case distruggerebbe chiunque. Torneranno in vacanza qui? Lei è più sicura: «Amiamo questo posto, certo che sì». Lui all’inizio è un po’ esitante. «Eh, ora dobbiamo mettere a posto la casa... Vediamo... Ci sono un po’ di cose da fare...». Alla fine però non si arrenderà neanche stavolta: «Si, penso che torneremo».

C’è questo da dire: che nessuno si arrende. Tutte le volte che c’è un incendio, che si rischia la tragedia (e avant’ieri la si è sfiorata), c’è poi una forte reazione. Quasi una sfida. «Siamo più forti del fuoco, di chi lo usa per fare male».

Le fiamme sono state domate da un “esercito”, a Costa Corallina: forestali e vigili del fuoco, con l’aiuto di due Canadair e di due elicotteri, hanno fatto un super lavoro. «Ci tengo che sia riconosciuto, sono stati bravissimi» dice Ferrari-Bravo. Eroi tutti i giorni, i vigili, quando c’è da rischiare per salvare vite umane.

Ma c’è da sottolineare anche che i consorziati, i dipendenti, hanno fatto molto nelle ore calde del rogo. E poi, ieri, per tornare alla normalità. Succede spesso, in Italia: magari le regole non sempre vengono rispettate, ma quando c’è un’emergenza, beh, nessuno sa affrontarla meglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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