I tagli più pesanti? Al Sud e nell’isola
Dal 2008 a oggi sottratta agli atenei sardi una montagna di fondi statali: lo rivela Il Sole 24 Ore
SASSARI. In 7 anni, dal 2008 a oggi, le università del Sud hanno perso il 18,1% dei fondi pubblici romani destinati agli atenei (contro il -7,1% del Settentrione d’Italia). Lo rivela Il Sole 24 Ore.
Tra le più penalizzate, Cagliari e Sassari. La prima ha oggi una dotazione da finanziamento statale di 109,7 milioni per il 2015. Rispetto allo scorso anno, sulla base dei dati elaborati dal quotidiano economico- finanziario della Confindustria, ha così subìto una sforbiciata di -0,6%. Che diventa però addirittura un -27,1% se la differenza viene fatta guardando al 2008. Sassari conta al momento attuale su un finanziamento statale di 66,8 milioni e registra riguardo al 2014 una differenza percentuale di -1,7 punti. Anche in questo caso, tuttavia, il divario diventa del -24,3% se il paragone è fatto con la situazione di 7 anni fa.
Nella graduatoria dei più colpiti dai tagli gli atenei sardi seguono Messina, Palermo e Catania. Cagliari è in quarta posizione negativa. Sassari in settima, preceduta oltre che da quelle quattro università, da Lecce e Roma La Sapienza su un totale di 60 sedi. Tra le meno toccate, Bergamo e il Politecnico di Torino che addirittura vanno in saldo positivo.È comunque l’inflazione che fra 2008 e 2015 si è mangiata oltre il 10% del valore effettivo del denaro. E i motivi di questo trend tanto differente tra Nord e Sud d’Italia? Il quotidiano ne indica alcuni. Come la spending review con effetti a cascata derivanti dalle modalità di attuazione. E come la crescita di peso delle performance di ogni ateneo nelle valutazioni dei fondi da erogare: “meritocrazia” parametrata sui risultati della didattica e della ricerca, oltre che “efficienza” misurata sulla base dei costi standard.
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