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Sardegna regina degli sprechi: 14mila ricoveri non necessari

Sardegna regina degli sprechi: 14mila ricoveri non necessari

CAGLIARI. Gli esperti la chiamano sindrome da pronto soccorso, oppure «corsa pazza». Non è altro che la follia (sanitaria) di bussare alla porta dell’ospedale anche per un non nulla. La Sardegna ha...

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CAGLIARI. Gli esperti la chiamano sindrome da pronto soccorso, oppure «corsa pazza». Non è altro che la follia (sanitaria) di bussare alla porta dell’ospedale anche per un non nulla. La Sardegna ha il record nazionale dei ricoveri inappropriati, non necessari: sono almeno 14mila ogni anno. A parte l’aspetto clinico in sè, con diverse patologie e malattie croniche che invece potrebbero essere gestite nelle strutture territoriali di primo livello nell’assistenza, la sindrome è una delle cause principali dell’alto costo della rete ospedaliera. E ancora: è un effetto collaterale che finisce per mettere sotto ancora maggior stress una struttura già debole e ancora troppo decentrata. La nuova rete vuole mettere rimedio a un cortocircuito quotidiano. In cui gli ospedali avranno una loro gerarchia ben definita, decisa a priori per evitare l’affollamento scoperto con il recente monitoraggio, è durato dodici mesi, da parte dell’assessorato alla Salute.

Criticità. L’esempio più classico è questo: in Sardegna oltre il 70 per cento degli accessi al pronto soccorso ha all’origine patologie che non vanno oltre i codici bianchi e verdi, sono quelli meno gravi, e quindi potrebbero essere «licenziati» nelle strutture territoriali senza ingolfare gli ospedali. Lo stesso discorso pesa sui ricoveri appropriati: di quei 14mila censiti molti potrebbero essere evitati se, sempre nei territori, ci fossero strutture di riferimento adeguate ad affrontare le patologie meno complicate. C’è dell’altro: la Sardegna è nella classifica nazionale fra le regioni con il numero di giorni-degenza fra i più alti. Il che vuol dire: l’effetto negativo del ricovero inappropriato dura nel tempo e rende ancora più pesante lo stress in cui oggi sono costretti gli ospedali. Tra l’altro con un intralcio quotidiano in quella che dovrebbe essere la prima missione del gradino più elevato della piramide sanitaria: affrontare e curare le patologie più gravi.

La soluzione. Secondo la nuova rete ospedaliera, il correttivo sarà la trasformazione di gran parte dei presidi oggi decentrati in Case della salute e Ospedali di comunità. Con i primi, è questa l’idea, ai cittadini sarà garantita una prima assistenza di medicina generale e quindi liberato il pronto soccorso dal peso, ad esempio, dei codici bianchi e verdi. Invece con quelli di comunità e la riduzione dei posti letto destinati ai pazienti più gravi, spesso inutilizzati in periferia perché il punto di riferimento sono comunque i grandi ospedali cittadini, a essere risolti saranno i ricoveri oggi inappropriati. Stando alla bozza dell’assessorato negli Ospedali di comunità saranno garanti in caso di emergenza i primi soccorsi, mentre per le patologie meno gravi verrà assicurata l’assistenza in un ambiente protetto ma che non avrà il peso sanitario ed economico del ricovero in ospedale. (ua)

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