La Nuova Sardegna

“Dromos” apre con la voce di Joy Frempong

di Caterina Cossu
“Dromos” apre con la voce di Joy Frempong

A San Vero Milis l’inaugurazione del festival, con uno straordinario Lleluja-Ha alla batteria

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SAN VERO MILIS. «Vieni dalla tua casa, benvenuto nella tua casa». Questo Joy Frempong ha imparato una volta, in uno dei suoi innumerevoli viaggi, in Mali. Così si accolgono i viaggiatori, da qualunque posto arrivino e con qualsiasi mezzo abbiano viaggiato. Lei è nata in Ghana, ed è vissuta in Svizzera finché non si è stabilita a Berlino. E i suoi punti di partenza, le sue case, non sono un trascurabile dettaglio quando arriva sul primo palco di Dromos. Che diventa, per una notte, la sua casa. E dove, dal suo sintetizzatore, scatena tutta l’irruenza della musica urbana. La sua voce, talentuosa e lasciata andare a un’improvvisazione sapientemente mixati, ti porta con lei in viaggio. Ma nulla sarebbe stato uguale in questo venerdì notte che ha dato il La alla musica di Dromos, senza il ritmo delle percussioni. E dietro la batteria si è seduto un essere sovrannaturale, vestito con un copricapo da faraone, che gli nasconde il viso ma che lo fa sembrare un po’ anche un calamaro gigante. Non importa, non c’è niente da ridere. I suoi tentacoli si avventano sulle bacchette e il ritmo passa dai quattro quarti all’heavy metal, come se nulla fosse. Le dita sono quelle di Lleluja-Ha, produttore e batterista che dal 2011 accompagna la cantante di origine ghanese nel progetto Oy. Una miscela fresca e vitale di acustica e elettronica, tamburi vorticosi, timbri etnici e sonorità contemporanee, tra Africa e Europa, arricchita dalle luci e i visuals di Jan Stehl. Ed è stato così che l'elettronica urbana ha invaso un piccolo paese dell’oristanese.

Il giardino del museo archeologico di San Vero Milis è piccolo e raccolto, fa da culla perfetta a quest’esplosione di energia luminescente e catartica. Alle spalle della chiesa, di fronte al palco, c’è la luna piena, che illumina benevola questo battesimo 2015. Si preannuncia un’edizione coi fiocchi. Prima di iniziare, prima delle luci fluorescenti e delle distorsioni del sintetizzatore, prima della batteria e dei costumi di scena, c’è sempre il chiacchiericcio. È il vociare di Dromos, lo puoi riconoscere ormai, se frequenti il festival da qualche anno. Sono i camminanti, quelli che ammutoliscono all’ingresso sul palco dell’ormai familiare viso di Alessandro Melis. Lui prende tutti per mano con il suo Dromodiario, che quest’anno è anche una raccolta di Appunti dalle città possibili. “Principia”, ha intitolato il primo giorno. Che non è un imperativo ma è, appunto, il nome di una città; che sta lontana, così lontano che nemmeno il viaggiatore ricorda più da quanto tempo l’ha lasciata. Ma i viaggiatori, a volte, si compiacciono dei loro stessi racconti e rifilano a chi li ascolta menzogne. Oppure, si può trattare semplicemente di sogni.

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