La Nuova Sardegna

Il sì di Rossella Urru: la cooperante sposa il collega spagnolo

di Simonetta Selloni
Il sì di Rossella Urru: la cooperante sposa il collega spagnolo

La giovane di Samugheo era stata sequestrata nel 2011 Il matrimonio in municipio con il compagno di prigionia

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ORISTANO. Dalle ferite, anche quelle più laceranti, si può guarire. I 270 giorni di prigionia in una prigione del Mali, ieri erano lontani, lontanissimi: distanze siderali tra l’angoscia di quei giorni e la felicità che Rossella Urru, stretta a Enric Gonyalons, mostrava sulle scalinate del municipio di Oristano. La cooperante di Samugheo sequestrata il 22 ottobre 2011, durante una missione umanitaria nel campo profughi Saharawi in Algeria, ieri ha sposato il suo compagno di prigionia e collega, Enric Gonyalons. Spagnolo, anche lui impegnato nella stessa missione, anche lui rapito. Rossella e Enric, si sono sposati ieri, nella sala dei matrimoni di Palazzo degli Scolopi. Li ha uniti Guido Tendas, sindaco di Oristano e a suo tempo preside del Liceo de Castro, frequentato da Rossella. Una cerimonia che lei avrebbe voluto confinare alla sfera più personale. E infatti ci sono stati momenti di tensione, all’arrivo della coppia e degli invitati, circa duecento, in piazza Eleonora. «Lasciatemi in pace», ha protestato la cooperante, secondo una linea di riservatezza che l’ha sempre accompagnata. Una parola, lasciarla in pace: giornalisti e fotografi chiedevano una semplice foto, nessuno aveva intenzione di disturbare un momento così personale, ma semplicemente testimoniare lo sviluppo, il bellissimo sviluppo, di una storia che aveva tenuto tutta Italia e tutta l’isola in apprensione. Rossella, diventata un po’ figlia di tutti in quei 270 giorni, si è dovuta rassegnare: nel suo abito bianco, così minuta rispetto al marito, dopo lo sbarramento iniziale, complici anche i robusti amici spagnoli, è uscita sulle scale di piazza Eleonora e con Enric ha persino sorriso a tutti. Invitati, fotografi e giornalisti, turisti un po’ frastornati che senza capire bene, hanno assistito alla confusione generata dall’evento.

Alla fine, il tradizionale lancio di riso e grano, e gli stornelli intonati dagli spagnoli, anche loro più rilassati. Poi tutti via, sposi e invitati, in un ristorante di San Giovanni.

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