La felicità secondo la marchesa di Châtelet
MASSIMO ONOFRI. Ho tra le mani un delizioso librino pubblicato dall’editore Elliot: «Discorso sulla felicità» (64 pagine, 7,50 euro). L’ha scritto, con nessuna intenzione di pubblicarlo, ma a uso...
MASSIMO ONOFRI. Ho tra le mani un delizioso librino pubblicato dall’editore Elliot: «Discorso sulla felicità» (64 pagine, 7,50 euro). L’ha scritto, con nessuna intenzione di pubblicarlo, ma a uso personale, la marchesa Émile du Châtelet, amante compagna e musa di Voltaire dal 1733 al 1746, per vivere col quale aveva lasciato marito e figli, scomparsa a soli 43 anni nel 1749 per una gravidanza in età avanzata. Morte che sprofondò il filosofo, padre del pensiero illuminista, nel più disperato sconforto: «Un’anima per la quale sembrava fatta la mia».
Si tratta d’una operina struggente e piena di malinconia, laddove il disincanto e la lucidità non impediscono di continuare a intensificare la propria vita nel modo più saggio: «Ogni età – scrive la marchesa Émile du Châtelet – ha la felicità che le è propria, e quella della vecchiaia è la più difficile da provare». Quindi: «Cerchiamo di star bene in salute, di non avere pregiudizi, di provare delle passioni e di ricavarne felicità». Poi: «Coltiviamo seriamente l’amore per lo studio (…) che fa dipendere la nostra felicità solo da noi stessi». E ancora: «Decidiamo la strada da seguire della nostra vita, e cerchiamo di cospargerla di fiori». Infine: «Riusciamo a scorgere chiaramente i mezzi per essere felici soltanto quando l’età e gli altri impedimenti che ci siamo imposti diventano per noi degli ostacoli seri».
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