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Cogoni non fatturava solo per il Pdl

Cogoni non fatturava solo per il Pdl

Dalle indagini emergono rapporti commerciali tra l’imprenditore e i gruppi Pd, Udc e Riformatori

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CAGLIARI. Finito in tribunale per aver rilasciato fatture di comodo per 101 mila euro al presidente del gruppo Pdl Mario Diana, l’imprenditore cagliaritano Riccardo Cogoni ha patteggiato appena lo scorso 14 luglio un anno e otto mesi di reclusione per concorso in peculato aggravato. Ora però si scopre che le sue quattro società non rifornivano soltanto il Pdl, ma altri gruppi del consiglio regionale: secondo una relazione della polizia giudiziaria, tra il 2009 e il 2012 Cogoni ha avuto rapporti attraverso Ecoprint sas ed Fsg Forniture servizi generali sas sicuramente col Pdl (8 fatture) ma anche col Pd (8), coi Riformatori (7), con l’Udc (3) e col gruppo misto (1) per un importo totale di 169.918 euro. Si tratta di operazioni commerciali diverse da quelle concluse con Diana, perché le fatture contestate al capogruppo del Pdl erano tutte firmate come Simba Turismo e Riko Service. Il rapporto consegnato da carabinieri e guardia di finanza il 15 novembre 2013 al pm Marco Cocco, titolare dell’inchiesta, precede di molti mesi la chiusura delle indagini che finora riguarda soltanto Francesca Barracciu (Pd). Mentre gli altri filoni - 32 indagati nel Pd, poi Riformatori, Udc e Pdl-Forza Italia - sono tutti ancora aperti. Non è detto che le 27 fatture emesse dalle società di Cogoni nei confronti dei vari gruppi politici mascherino operazioni commerciali inesistenti, come è avvenuto - stando alle accuse - nei rapporti con Diana, al contrario potrebbe trattarsi di forniture reali e regolari. Di certo andrebbe chiarito come mai quasi tutti i gruppi politici del consiglio regionale, almeno fino al 2012, si rivolgessero allo stesso fornitore cagliaritano per avere servizi e materiali necessari per l’attività istituzionale, più alcuni altri che al momento non risultano formalmente indagati ma sono al centro di verifiche. L’interrogativo è legato a un aspetto, certamente all’attenzione del pm Marco Cocco: tra Diana e Cogoni, come emerge dalle carte dell’inchiesta, esisteva un rapporto fiduciario molto solido. Se è vera la tesi del pm Cocco - che ha condotto il difensore di Cogoni, l’avvocato Massimiliano Ravenna, a chiedere e ottenere il patteggiamento della pena - Diana spendeva i soldi del gruppo e l’imprenditore trovava il modo di giustificare le spese con forniture fantasiose. Il rapporto di fiducia e di collaborazione, che per la Procura si chiama concorso nel reato di peculato, c’era solo tra il presidente del Pdl e Cogoni, oppure era esteso ad altri gruppi politici? A questa domanda fornirà la risposta la Procura, non appena le inchieste bis e ter saranno arrivate al capolinea. (m.l)

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