Ritorno al veleno in aula Arbau: «Trattati male»
Nella seduta del Consiglio dopo le sentenze choc, gli ex decaduti alzano la voce Le repliche: «Vicenda umana dolorosa ma abbiamo solo applicato i verdetti»
CAGLIARI. Nessuna aria di festa, nel giorno in cui il Consiglio regionale ha ripreso a marciare dopo il doppio schiaffone sugli eletti. Niente brindisi e abbracci, non c’erano nuovi onorevoli da portare in carrozza. C’erano le solite facce, in aula e nel transatlantico, comprese quelle di chi il 21 luglio ha rischiato di perdere il seggio. Alla fine sono stati proprio i vecchi quattro onorevoli (Efisio Arbau, Michele Azara, Modesto Fenu e Gavino Sale) a pagare agli altri cinquantaquattro consiglieri il vinello buono con le bollicine. Scampato il pericolo, almeno fino al 26 agosto, sono ritornati al loro posto, ma non in silenzio.
Lo sfogo. In aula il capogruppo di Sardegna Vera, Efisio Arbau, qualche sassolino dalla scarpa se l’è tolto eccome. Se l’è presa soprattutto con la giunta delle elezioni che lo aveva dichiarato decaduto dal Consiglio, come gli altri tre, fino a bollarla così: «È diventata un piccolo Tribunale amministrativo che corregge gli errori e fa entrare in aula passanti e portoghesi». La sua è stata una dichiarazione al veleno per come secondo lui è stato trattato: male. Ha sollecitato che prima o poi ci sia un cambio del regolamento, «perché la vera funzione della giunta dev’essere quella di tutelare la volontà dei sardi nelle urne. Poco importa – ha concluso – che in aula ci sia Arbau o Zanchetta (è Pierfranco, uno degli eletti a tavolino poi sospesi dal Consiglio di Stato, gli altri sono Antonio Gaia, Gianfranco Congiu e Gianni Lampis) però la giunta delle elezioni ha il dovere di far rispettare le leggi, altrimenti siamo un Consiglio che non serve a niente».
Le repliche. Lo sfogo non ha lasciato indifferenti chi della giunta delle elezioni fa parte e neanche il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau. Anna Maria Busia (Cd) ha detto: «La vicenda dei quattro consiglieri decaduti è stata dolorosissima dal punto vista umano, ma nulla può essere scaricato sulle spalle di chi ha solo preso atto delle due sentenze del Consiglio di Stato». Anche Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia, ha dichiarato la sua piena soddisfazione «per il ritorno in aula di Arbau e degli altri consiglieri, però la giunta delle elezioni ha lavorato con equilibrio e serenità senza andare oltre le sue competenze». Se problemi ci sono, ha concluso, «sono nella legge elettorale e nelle interpretazioni del Consiglio di Stato». Anche dai banchi della maggioranza di cui Arbau fa parte è arrivata quella che potrebbe essere una difesa d’ufficio. Pietro Cocco, capogruppo del Pd, ha detto: «Se c’è bisogno di cambiare il regolamento, siamo pronti a farlo, ma diciamo no a interpretazioni eccessive e ingenerose».
Tema rilanciato dal presidente del Consiglio regionale: «Abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare – ha detto Ganau – in una situazione di grandissima difficoltà. Non abbiamo compiuto omissioni e sempre seguito le procedure indicate dalla legge fino a tutelare il Consiglio nei vari gradi della magistratura amministrativa». Però poco prima era arrivato il colpo di fioretto dell’Uds, con Mario Floris: «Bisognava occuparsi del caso in un dibattito pubblico, non nel chiuso di una stanza, in cui prima si sono decise alcune cose e poi c’è stato il disconoscimento della paternità delle stesse decisioni. È vero che le sentenze si applicano, ma prima di farlo si studiano».
Murgioni sconfitto. Il Consiglio di Stato è ritornato a occuparsi – è la terza volta in due settimane – delle elezioni regionali del 2014. Ha respinto il ricorso presentato da Eugenio Murgioni (Fdi) contro l’unico consigliere del suo partito, Paolo Truzzu. I giudici hanno scritto in sentenza che ci sono stati degli errori nel calcolo delle preferenze, ma «non tali da colmare il divario esistente fra i due candidati: 66 voti». (ua)
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