La mossa nasce per evitare aree opache
Il caso Sindacopoli preso come paradigma delle possibili zone grige della pubblica amministrazione
CAGLIARI. Mafia Capitale per fortuna è lontana, ma nell’orribile classifica sui reati di corruzione commessi ogni 100mila abitanti la Sardegna è sull’orlo del baratro. Non è virtuosa come l’Emilia Romagna, appena 32 reati accertati, ma neanche una schifezza se messa a confronto con il Lazio, in testa con 97 casi di corruzione. Dalla regione peggiore a quella migliore, secondo una ricerca del 2013 commissionata dal ministero per lo Sviluppo economico, la Sardegna è al settimo posto con 62 reati e sono tutti catalogati sotto la voce «malaffare nella pubblica amministrazione». La curiosità o il paradosso è che è sullo stesso livello della Sicilia ed è un altro dato allarmante. Nell’altra isola, si sa, il peso della criminalità organizzata che fa e disfa negli appalti è molto più invasivo e strutturato. Il che significa: la Sardegna è a rischio non tanto per l’esistenza di una grande cupola che infila le mani dappertutto, quanto – letterale dal dossier – «a causa di un reticolo porta a porta, ufficio dopo ufficio presente soprattutto in periferia». È questo in sostanza il contenuto del pentolone scoperchiato dalla procura della Repubblica di Oristano con l’inchiesta su «sindacopoli». Indagine riassunta così dalle cronache giudiziarie più recenti: cinque sindaci e due vicesindaci in manette, fra i 62 indagati un consigliere provinciale di Nuoro, cinque funzionari pubblici e undici professionisti. Protagonisti di un microcosmo – secondo i magistrati – «impegnato a spartirsi oltre quaranta opere pubbliche intrecciate fra loro a cominciare dalla progettazione fino all’assegnazione degli appalti». Anche questo è un segnale – sempre dal dossier – e la percezione della corruzione, in Sardegna, è alta in qualunque sondaggio fra i cittadini. A censirla oltre il livello di guardia è stata anche l’organizzazione no-profit Trasparency international, con cui a febbraio la Regione ha stipulato un accordo per monitorare il fenomeno delle mazzette. Poi di recente è stata un’altra procura della Repubblica, quella di Nuoro, a scoprire che c’è del marcio anche nei bandi per ridurre il rischio idrogeologico nei Comuni. Da quell’inchiesta è emersa una seconda zona grigia popolata da piccoli baroni capaci di pilotare anche piccoli lavori pubblici spesso assegnati direttamente per sfuggire ai controlli ora dalle maglie abbastanza larghe. È dentro quei buchi neri che i pescecani sguazzano e poi divorano il denaro pubblico. La banca dati anti-corruzione voluta dalla Regione dovrebbe evitare che questi predatori solitari da oggi in poi decidano di muoversi in branco com’è già accaduto. (ua)
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