L’Anci: «Comuni in ginocchio per i tagli»
Meno 60 milioni, servizi essenziali a rischio. L’associazione: Renzi non ha percezione della realtà
CAGLIARI. Altri 45 milioni tagliati dallo Stato, 15 milioni dalla Regione. I Comuni della Sardegna sono allo stremo, ancora una volta: non sanno più come far quadrare la contabilità da chiudere proprio in questi giorni. La preoccupazione dei sindaci ha superato il livello di guardia. «Abbiamo ridotto al minimo indispensabile i servizi per cittadini. Non è possibile andare oltre una certa soglia: vorrebbe dire abbandonare al loro destino, al deserto e alla disperazione le nostre comunità», è l’amara denuncia di Pier Sandro Scano, presidente dell’Anci regionale, l’associazione dei Comuni. La difficoltà è palese, «ogni giorno la tocchiamo con mano», e andare avanti «rischia di diventare impossibile». L’ultima scura è stata quella decisa dal Governo, che dopo aver negato ai Comuni gran parte dell’Imu agricola, si entrato anche sulle entrati erariali con l’ennesima sforbiciata. «A Roma c’è chi non ha davvero percezione della realtà e della crisi – ha aggiunto Scano – altrimenti non sarebbe possibile che il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, arrivi a dire: i sindaci dovrebbero lavorare di più e sprecare meno. Attenzione, sono solo frasi in libertà: la situazione è davvero drammatica». Anche la Regione ci ha messo del suo fino a rendere ancora più pesante il buco nelle casse comunali: «Quest’anno ci ha negato lo sconto sull’Irap e abbiamo meno soldi per fronteggiare la povertà. Insieme alla mancanza di lavoro, è questa la grande emergenza quotidiana», ha rilanciato Giuseppe Casti, presidente del Consiglio delle autonomie locali. In più c’è il rischio che dalle Regione non riesca a trasferire ai Comuni l’ultimo 5 per cento del Fondo unico, perché sarebbe a corto di soldi. «Vorrebbe dire l’ennesimo taglio, intorno ai 25 milioni, e con un’unica spiegazione: la Giunta è stata finora troppo debole nella vertenza entrate con lo Stato», ha sottolineato Salvatore Sanna dell’associazione degli Enti locali d’Europa. Tirate le somme, l’effetto della scure sarebbe devastante: 85 milioni in meno per i Comuni sardi. «Ma su quel 5 per cento ancora in bilico – ha replicato Scano – siamo pronti a dare battaglia». Subito e in autunno quando, a Roma, il Governo presenterà la Legge di stabilità e, a Cagliari, l’assessore regionale al Bilancio i primi conti della Finanziaria 2016. «Sarà quella una stagione molto calda e siamo pronti a tirar su le barricate», ha detto Scano. Anche i piccoli Comuni sono in «molto in affanno», ha confermato Rodolfo Cancedda, portavoce dell’Associazione enti locali. Con in più una beffa: negli ultimi tre anni le tasse locali, come confermato dalla Corte dei conti, sono aumentate del 22%: dai 628 euro pro capite nei Comuni fino a duemila abitanti ai 650 a Cagliari, Sassari, Quartu e Olbia. In una sola frase: il peso fiscale sale, è diventato un macigno, ma nello stesso periodo i trasferimenti dallo Stato ai municipi sono diminuiti del 49,5%. «Il risultato è che tutti paghiamo molto di più, ma alla fine abbiamo molto meno servizi», è stata la conclusione di Pier Sandro Scano. «Non è più possibile – ha detto Salvatore Sanna – che i Comuni siano addirittura mal sopportati dallo Stato e dalla Regione, o anche poi traditi con false promesse. Forse non è chiaro questo concetto: se salta per aria la rete dei municipi, verrà giù tutto». (ua)
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