Escursionisti entusiasti «Così Moby Dick ha voluto salutarci»
Il racconto dell’avvistamento a nord della Costa Smeralda «Quella balena bianca ci ha fatto venire un tuffo al cuore»
BAJA SARDINIA. Quelli dell'Orso diving starebbero benissimo in un libro d'avventura. Uomini che, partendo dal porticciolo di Poltu Quatu, fra Baja Sardinia e la Costa Smeralda, finiscono in mezzo a storie straordinariamente affascinanti. Whale watching o ricerca di relitti perduti in fondo al mare, non fa differenza. L'ultima avventura è quella dell'avvistamento del capodoglio bianco, un paio di giorni fa, lungo il Canyon di Caprera, una striscia di mare che si allunga davanti alla Costa Smeralda sino all'arcipelago maddalenino e che, erroneamente, qualcuno pensa sia nell'isola cara a Garibaldi.
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Un avvistamento che sembra tratto dal Moby Dick di Melville. Emozioni batticuore per l'equipaggio dell'imbarcazione che l'altra mattina stava solcando il mare per una delle solita collaudatissime escursioni che l'Orso diving propone ai clienti in quello che viene definitio il paradiso dei cetacei.
È lo stesso Corrado Azzali, titolare del diving a raccontare l'incontro con la balena bianca. «Con il mio equipaggio formato dal grande avvistatore di balene e pilota Checco Boi e l'espertissimo marinaio avvistatore Gianluca Battaglia, e un gruppo di turisti tedeschi - dice Azzali che era al comando dell'imbarcazione – stavamo rientrando verso la base di Poltu Quatu percorrendo il Canyon di Caprera a ritroso. Stavo in torretta e arrivati a 17 miglia dalla costa su una battimetrica di soli 650 metri ho visto uno sbuffo traversale tipico del capodoglio». «Ho subito urlato nella radio a Checco, che stava al timone, di dirigersi verso la balena – racconta ancora – E, una volta raggiunta, ci siamo resi conto che era albina o forse bianca! Abbiamo provato un tuffo al cuore, per noi appassionati, come me e Checco, è stato un momento indimenticabile».
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E la balena? Quasi fosse la reincarnazione della più famosa descritta in letteratura ha regalato movimenti incredibili. «Un animale stupendo e di grande carattere – dice ancora Azzali –, un vero "Moby Dick". Appena si è accorto della nostra presenza, infatti, ha cominciato a fare evoluzioni intimidatorie per spaventarci e farci allontanare creando un fenomenale ribollio di acqua, mai riscontrato con nessun altro capodoglio. Sicuramente materia di studio di rilievo per i biologi marini».
E infatti Azzali, che nonostante l'emozione, è riuscito a fare diverse foto del capodoglio, documentando l'avvistamento, si è messo in contatto immediatamente con l'università di Sassari, raccontando l'esperienza e trasmettendo un po' di materiale.
Per l'ateneo sassarese è stata una rivelazione altrettanto importante, visto che era da nove anni che un esemplare del genere non veniva visto nelle nostre acque. E, come rilevato da Luca Bittau, che è a capo insieme a Renata Manconi del gruppo di ricercatori del Dipnet (Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio) «le immagini verranno confrontate con quelle fatte nel 2006 per capire se si tratta dello stesso esemplare o se è un altro Moby Dick».
L'Orso diving collabora e supporta gli studiosi dal 2010, fa il monitoraggio dei cetacei per un progetto che conta come partner anche il Comune di Arzachena.
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