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Accoglienza profughi, sì ai fondi per i Comuni

Accoglienza profughi, sì ai fondi per i Comuni

Il prefetto Morcone a Cagliari: hub regionale e recupero di immobili inutilizzati La rassicurazione: stop a sbarchi massicci ma è necessario essere preparati

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CAGLIARI. Se gli sbarchi di migranti dovessero moltiplicarsi la Sardegna sarà chiamata a fare la sua parte come tutte le altre regioni, ma non c’è da preoccuparsi: il piano Juncker prevede che le imbarcazioni in arrivo dal nord Africa vengano dirette sui porti della Sicilia e a Taranto, dove saranno concentrate le strutture di accoglienza. È stato il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento delle libertà civili e immigrazione del Viminale, a smentire sul nascere i facili allarmi lanciati da chi teme un’invasione dell’isola da parte di extracomunitari: «La Sardegna ospita oggi 2700 migranti - ha fatto i conti Morcone - che mi sembra una cifra irrisoria se rapportata a una popolazione di un milione e mezzo di persone. Ma posso comunque garantire che d’ora in poi potranno arrivare pochi altri richiedenti asilo, selezionati ai porti d’arrivo, destinati magari a trattenersi e integrarsi. Non più le centinaia di persone raccolte nel canale di Sicilia e sbarcate a Cagliari». La quota di migranti a carico dell’isola resterà comunque quella stabilita: il due per cento del totale nazionale.

Gli accordi. Su un aspetto Morcone è stato categorico: «L’accordo di Dublino, che obbliga lo stato in cui avviene lo sbarco dei rifugiati a trattenerli sul proprio territorio, non può essere condiviso e va superato. Ma per adesso è vigente, quindi dev’essere rispettato. Siamo noi a stabilire dove i migranti possono essere ospitati, in base alle disponibilità e alle condizioni. Le proteste e i tentativi di raggiungere altre destinazioni devono finire».

Il vertice. Il rappresentante del governo ha partecipato ieri mattina al tavolo di coordinamento regionale dei flussi migratori non programmati organizzato dal prefetto di Cagliari Giuliana Perrotta. I sindaci - c’era anche il capo dell’esecutivo di Sassari, Nicola Sanna - hanno esposto i problemi legati alla gestione degli immigrati, sollevando anche quelli finanziari. Morcone però ha voluto rassicurare tutti: «Il governo ha messo a disposizione risorse sufficienti per rendere sostenibile l’accoglienza – ha detto il prefetto – e i comuni hanno la possibilità di recitare un ruolo da protagonisti, presentando progetti da realizzare a spese dello Stato, i centri Sprar (sistema di protezione per i richiedenti asilo). Chi ha un edificio in disuso, una struttura adatta a ospitare persone può chiedere di rimetterla in sesto perché diventi un luogo di accoglienza dei migranti».

L’organizzazione. È quello che manca oggi al sistema sardo: «C’è stata una grande organizzazione nella prima accoglienza, quella allo sbarco – ha riconosciuto Morcone – e devo dire che i sardi sono stati bravissimi, oltre che disponibili a collaborare. Certo però che quello dell’immigrazione è un fenomeno nuovo per la Sardegna, che finora aveva dovuto far fronte a numeri molto piccoli. Di conseguenza è necessario maturare soluzioni condivise nella seconda accoglienza, quella dei comuni. E su questo stiamo lavorando in un clima ben diverso da quello che ho trovato in Lombardia e in Veneto». Presto nell’isola sarà creato un hub regionale di smistamento e accoglienza dei migranti: «La prima assistenza dei migranti a ogni arrivo funziona benissimo, l’abbiamo ampiamente sperimentata – ha confermato il prefetto di Cagliari, Perrotta – ma con la creazione dell’hub sarà possibile gestire meglio l’accoglienza risparmiando sui costi di allestimento delle strutture sanitarie e di identificazione che vengono messe in piedi volta per volta». Ora spetta alla Regione, insieme agli enti locali, avviare il progetto da sottoporre al ministero dell’Interno per ottenere i finanziamenti necessari e ai comuni creare progetti di accoglienza per partecipare ai bandi Sprar e accedere alle risorse nazionali: «Il tavolo di oggi è stato un’occasione importante per fare il punto della situazione, riflettere sulle difficoltà dei territori e trovare soluzioni condivise – ha sottolineato Mario Morcone – la strada da percorrere è la comune condivisione degli oneri e delle scelte con la Regione». (m.l)

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