Identità e moda, l’isola raccontata da Niffoi e Marras
Martedì un incontro con lo scrittore e lo stilista, affiancati da Lella Costa e don Raimondo Satta
PORTO CERVO. Se l’abito, come si usa e si sente spesso dire, non fa il monaco, è certo, comunque, che in molti casi contribuisce a definire in modo determinante delle identità più estese, come quelle di un popolo o di una comunità. È perciò pensando a questa inevitabile implicazione di un detto comune piuttosto logoro che, con tutta probabilità, gli organizzatori del grande evento culturale in programma martedì nella piazzetta centrale di Porto Cerco (alle 19), devono avere scelto il titolo: “L’habitus, espressioni stilistiche, letterarie e religiose di Sardegna”. Per parlarne hanno avuto la felice intuizione di mettere insieme voci estremamente diverse: Salvatore Niffoi, Antonio Marras e Raimondo Satta.
Vale a dire uno scrittore che come pochi altri negli ultimi anni ha saputo raccontare la sua isola, perlustrandola in profondità; uno stilista, un creatore di tendenze, che fa da sempre della terra in cui è nato l’humus forte e caratteristico della sua creatività; e un esperto di processi culturali e fenomeni religiosi, don Raimondo Satta, parroco di Porto Cervo e direttore di quell’Istituto Euromediterraneo cui si deve, insieme al Consorzio Costa Smeralda, la Regione e l’Hotel Cervo, l’organizzazione del convegno. Un ulteriore motivo di richiamo sarà la presenza di Lella Costa, che modererà e presenterà il simposio agostano di Porto Cervo, evento di gala che darà alla cultura un po’ di quella mondanità spesso inutilmente reclamata. Questa volta, rispetto agli incontri degli anni passati, sarà la Sardegna il tema conduttore del confronto. Niffoi, Marras e Satta proveranno per così dire a raccontarne le fogge, i colori, gli stili, per giungere ad un’idea di habitus che non sia un semplice e forzato punto d’intesa e di raccordo delle tante cose sicuramente interessanti che si diranno. Lo scrittore e lo stilista guardano alla loro terra con occhi diversi, ma non è escluso che le loro prospettive debbano necessariamente prendere strade diverse. L’habitus, come suggerisce la stessa parola, è qualcosa che s’indossa e che molto difficilmente si può svestire quando meno ci aggrada. C’è, infatti, un habitus che trascende le mode e oltrepassa l’orizzonte stretto e limitato della temporalità da orologio tascabile. Un habitus che è la cifra di un mondo di valori, convenzioni e principi, che può ancora rivelare una Sardegna profonda e poco conosciuta.
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