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Il relatore Filippi: «Finalmente la verità sarà accertata»

Il relatore Filippi: «Finalmente la verità sarà accertata»

SASSARI. Drammi, enigmi, trappole, voragini, cadute: troppi i silenzi e le reticenze che in tutti questi anni hanno accompagnato il giallo del Moby Prince. L'ha sottolineato con puntualità nel suo...

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SASSARI. Drammi, enigmi, trappole, voragini, cadute: troppi i silenzi e le reticenze che in tutti questi anni hanno accompagnato il giallo del Moby Prince. L'ha sottolineato con puntualità nel suo report finale al Senato il relatore Marco Filippi (Pd). L'esponente dem ha parlato dei 140 mortii (tra i quali 30 sardi), dell'unico sopravvissuto al disastro (il mozzo Alessio Bertrand), del caos e dell'inadeguatezza degli interventi che avevano dominato in quella terribile notte tra il 10 e l'11 aprile del 1991 al largo del porto di Livorno.

«Uomini, donne, bambini lentamente bruciati vivi in attesa di soccorsi mai arrivati _ sottolinea il livornese Filippi nella sua relazione _ Nell'immaginario collettivo, nella memoria storica di questo Paese, questa strage impunita, come la definiscono i familiari delle vittime, sembra non essere mai accaduta: alla ribalta della cronaca al momento dell'evento, poi quasi più niente, solo il dolore dei congiunti e delle istituzioni loro più prossime, enti locali e qualche Regione, sostanzialmente inermi». Il Moby, ricorda l'esponente del Pd, era un traghetto passeggeri con una lunga serie di deficienze: malfunzionamenti alla radio, avarie ai motori, l'impianto antincendio disattivato, un solo radar funzionante, il portellone prodiero aperto perché guasto dal 1987.

«Le vicende giudiziarie non hanno accertato responsabilità, ma non hanno neppure diradato le nebbie dell'accaduto - spiega ancora Filippi _ La formula processuale secondo cui "il fatto non sussiste", oltre che offendere il buon senso, non può essere la risposta attesa. Perché non può esistere essere umano che, di fronte alla fine tanto terribile di un proprio caro, possa accettare una frase per cui sembra che l'evento non sia semplicemente successo: come se morire arsi in attesa di soccorsi non debba vedere riconosciuta responsabilità». «Sono passati 24 anni e ora è la politica a chiedere si faccia piena _ incalza Filippi _ Con una commissione che ribadisca il diritto di un Paese a conoscere la verità, che non si fermi di fronte ai muri di gomma, ma sfondi quella cortina di omertà che ha caratterizzato la vicenda diradando ombre e incertezze».

Il testo di legge alla base dell'istituzione del nuovo organismo, che ha visto impegnato per anni il deputato di Sel Michele Piras, nasce dall'unificazione di tre proposte. Proposte che hanno come primi firmatari il sassarese Luigi Manconi e le senatrice Petraglia e Paglini. (pgp)

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