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Nell’isola i posti stabili crescono del 40%

Nell’isola i posti stabili crescono del 40%

Diffusi i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps. La Sardegna segna un incremento pari a quello di Lazio e Lombardia

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CAGLIARI. Sono 252.177, nel primo semestre del 2015, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato in Italia. Una crescita dell’occupazione stabile, che in Sardegna segna un più 40 per cento.

Sono i dati rilevati e diffusi ieri, dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps. L’isola si colloca in una fascia intermedia rispetto alle regioni che fanno registrare una crescita superiore alla media nazionale come Friuli-Venezia Giulia (+82,9%), l’Umbria (+67,0%), le Marche (+55,5%), il Trentino-AltoAdige (+54,3%), l’Emilia-Romagna (+52,6%), il Piemonte (+52,0%), la Liguria (+47,6%), e il Veneto (+45,9%) e quelle del Sud che segnano il peggior incremento: Sicilia (+12,1%), Puglia (+18,8%) e Abruzzo (+19,4%). La Sardegna viaggia in compagnia di Lombardia (+41,3%), Lazio (+41%) e Toscana (+38,6%).

I numeri sulla crescita del lavoro stabile, diffusi dall’Inps, vanno letti, secondo la segretaria generale della Cisl Sardegna, Oriana Putzolu, al di là del semplice dato statistico, come un segnale di speranza e, al tempo stesso, un incitamento a fare di più per l’occupazione.

«Parto dal presupposto che siccome dobbiamo nutrire sempre la speranza – dice la segretaria della Cisl – i messaggi positivi fanno sempre bene. Il dato di oggi ci dice che molti contratti precari sono diventati stabili, per effetto anche delle norme presenti nel jobs act. Prima di questo provvedimento del governo non avevamo altri strumenti così efficaci. Dobbiamo tenere presente – aggiunge – che il jobs act consente uno sgravio per l'impresa di circa 8mila euro l'anno per tre anni per chi stabilizza i lavoratori. Comunque, da parte mia, spero sempre che per un datore di lavoro un dipendente sia soprattutto un fattore di produzione e che stabilizzarlo sia riconoscere il suo contributo nell'aziende a prescindere dagli incentivi del governo. Tuttavia – sottolinea Oriana Putzolu – sotto l'aspetto del dato occupazionale, va tenuto presente che non abbiamo creato nuovi posti di lavoro ma portato a compimento un percorso per contratti già esistenti. Questi non sono nuovi posti di lavoro. Ci vorrà un ulteriore impegno per aumentare per aumentare l’occupazione, specialmente in Sardegna, dove il dato della disoccuppazione resta sul 18, 6 per cento e quello giovanile raddoppia».

Rimangono – rileva l’Inps – sostanzialmente stabili i contratti a termine mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500).

Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le «trasformazioni» degli apprendisti, sono state 331.917 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 30,6%). Pertanto, la quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è passata dal 33,6% dei primi sei mesi del 2014 al 40,8% dei primi sei mesi del 2015.

Secondo l’Osservatorio del’Inps è in crescita anche il lavoro full time rispetto al part time: i nuovi rapporti di lavoro a tempo pieno rappresentano il 63,4% del totale delle nuove assunzioni nei primi sei mesi del 2015, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014.

Nel primo semestre, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni mensili inferiori a 1.000 euro diminuisce di 1,0 punti, passando dal 6,3% al 5,3%; analoga diminuzione si riscontra nella fascia retributiva immediatamente superiore (1.001- 1.250 euro), la cui incidenza passa dall’8,8% del 2014 all’8,1% del 2015.

Risulta sostanzialmente stabile il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni comprese nella fascia superiore (1.251-1.500 euro e 2.501-3.000), mentre aumenta di circa il 2%il numero dei rapporti che si collocano nelle fasce retributive che vanno da 1.501 a 2.500 euro.

Nel primo semestre risultano venduti 49.896.489 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto al corrispondente periodo del 2014, pari al 74,7%, con punte del 95,2% e dell’85,3% rispettivamente nelle regioni insulari e in quelle meridionali del Paese. (f.t.)

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